Corriere della sera, esorcizzare la rivoluzione russa?

di Antonio Moscato

Per il centenario della Grande Guerra la pubblicazione smisurata di libri ripescati nel passato o tradotti da altri paesi ha finito per saturare un “mercato” con prodotti non sempre utili per capire perché c’era stata, anche se tutti quelli che l’avevano scatenata assicuravano di non volerla. Un rischio analogo di incomprensione si corre per il centenario della rivoluzione russa, che pure appena pochi anni fa non sembrava affatto al centro dell’attenzione pubblica. Il “Corriere della Sera”, che ha cominciato domenica a dedicare all’argomento un Processo a Lenin che occupa ben quattro pagine del quotidiano, ha segnalato una bibliografia già consistente, con qualche novità, qualche ristampa interessante come un pamphlet di Victor Serge, Da Lenin a Stalin, ma anche il rilancio del Vangelo socialista di Bettino Craxi, o del Rapporto segreto di Chrusciov (che contrariamente a quel che pensano i nostalgici del “socialismo reale” era una denuncia di Stalin fatta in perfetto stile staliniano, attribuendo al vozd tutte le colpe, invece di indagare sul perché si era consolidato un regime burocratico). Vedremo. Continua a leggere Corriere della sera, esorcizzare la rivoluzione russa?

La rivoluzione di ottobre era cominciata in gennaio…

Riportiamo, dalla “Storia della Rivoluzione russa” (pp. 812-814, vol. II, nell’edizione Mondadori), l’episodio descritto da Trotskij, che riproduciamo integralmente qui di seguito, per la sua importanza nel liquidare le tesi che riducono la rivoluzione a un breve momento utilizzato da una piccola setta di fanatici. La rivoluzione in realtà maturava da ogni parte, non per l’opera di «sobillazione di qualche bolscevico, ma come reazione naturale a una guerra insensata e contro natura.

di Lev Trotskij

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I soldati russi ammassati a La Courtine

Esiste, in francese, un sito specificamente dedicato ai soldati russi de La Courtine (gestito dall’Associazione La Courtine 1917) a cui rinviamo per tutte e tutti coloro che volessero fare approfondimenti su questo importante episodio… Continua a leggere La rivoluzione di ottobre era cominciata in gennaio…

L’opposizione alla guerra

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (titoli della redazione di questo sito)

Prima guerra mondiale.jpgPiù o meno due mesi prima della Rivoluzione di Febbraio, in una conferenza alla gioventù socialista svizzera, Lenin aveva delineato lucidamente le caratteristiche essenziali del processo rivoluzionario che stava maturando in Russia. Tuttavia, pur non avendo dubbi nell’individuare la dinamica e le forze motrici della rivoluzione, il leader bolscevico era assai meno sicuro sui tempi. Così aveva concluso la sua esposizione con le parole: «noi vecchi non vedremo forse le battaglie decisive dell’imminente rivoluzione». Continua a leggere L’opposizione alla guerra

I prezzi politici della guerra civile

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (titoli della redazione di questo sito)

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Lenin ad un congresso nel 1920

Gli anni della guerra civile sono determinanti per l’involuzione della democrazia sovietica. Isolati in tutte le strutture del nuovo potere, i comunisti troppo spesso fanno di necessità virtù, teorizzando come ottimale la situazione in cui sono stati costretti: così comincia a nascere la concezione del partito unico (da allora dogma talmente indiscusso da fare ritenere incredibile che tale non fosse nel primo anno della rivoluzione). Continua a leggere I prezzi politici della guerra civile

L’accerchiamento della Russia rivoluzionaria

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

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Il treno blindato di Trotskij

La guerra civile è sorretta e alimentata dall’estero, d‘altra parte, ma trova anche un terreno più fecondo nelle contraddizioni del nuovo assetto sociale. I contadini, tra i quali i bolscevichi non sono mai stati presenti in modo sistematico e generalizzato, dopo avere beneficiato con entusiasmo del «decreto sulla terra», si sono guardati bene dall’accogliere le proposte di organizzarsi in forme associative e cooperativistiche tendenti a elevare la produttività: la fama secolare di terra si è tradotta in una frammentazione esasperata della terra coltivabile, che impedisce qualsiasi ammodernamento tecnologico. Venticinque milioni di piccoli appezzamenti forniscono, per la primi volta, di che sfamarsi ad altrettanti nuclei familiari. Ma non forniscono nulla di più. La grande maggioranza dei contadini russi, nel primo anno in cui ha la libertà di coltivare la propria terra, consuma tutto quel che produce e non fornisce nulla al mercato. Così la Russia, che negli ultimi decenni dello zarismo aveva un posto di rilievo tra gli esportatori di frumento, si trova a non potere soddisfare neppure il fabbisogno interno della città. Nel 1891 il ministro delle finanze, Vyšnegrandskij, aveva teorizzato: «Magari non mangeremo, ma dobbiamo esportare». Ora, finalmente, i contadini mangiano, ma non mangiano più gli abitanti delle città, in particolare la classe operaia giunta al potere. L’approvvigionamento delle città diventa sempre più drammatico durante l’inverno e la primavera del 1918 e spinge gli operai a cercare direttamente viveri con spedizioni nelle campagne che, agli occhi dei contadini, appaiono vere e proprie spoliazioni: buon grano contro pezzi di carta, che promettono un ipotetico pagamento in un futuro imprecisato. Di scambi in natura, non se ne parla: le fabbriche sono quasi tutte chiuse per mancanza di materie prime, per l’embargo decretato da tutta le potenze mondiali, per la difficoltà nei trasporti interni, per l’isolamento delle zone industriali, in genere sotto controllo sovietico, rispetto alle zone periferiche occupate dalle bande bianche, o dai corpi di spedizione stranieri.

Così, i contadini cominciano a ripetere la frase (riportata dallo stesso Lenin) : «i bolscevichi erano buoni, ma i comunisti sono insopportabili». Naturalmente, per la maggior parte dei nuovi proprietari, l’avversione nei confronti degli operai in cerca di cibo non fa dimenticare che i generali bianchi sono proprietari terrieri e che la loro vittoria rimetterebbe in discussione la riforma agraria. Così, quasi sempre, si limitano a difendersi localmente dalle bande bianche, o assumono atteggiamenti di neutralità armata (su cui nascerà un’effimera repubblica «verde », capeggiata dall’anarchico Machno) e solo in alcune zone, soprattutto cosacche, dove già esisteva una proprietà contadina abbastanza fiorente, appoggeranno per un certo periodo i controrivoluzionari. Ma in ogni caso, per i comunisti, i contadini non sono più degli alleati sicuri e spesso sono uno strato verso cui debbono muoversi con precauzione e sospetto. L’uscita dei socialisti rivoluzionari di sinistra dal Consiglio dei Commissari del Popolo avviene proprio all’inizio di questa difficile fase e contribuisce a indebolire (e a inasprire) i comunisti, che affrontano la questione contadina senza la mediazione di quegli alleati che avevano avuto inizialmente proprio la funzione di tramite verso le campagne.

I bolscevichi soli al potere

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

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Lev Trotskij, Vladimir Lenin, Lev Kamenev

I socialisti rivoluzionari di sinistra, dopo avere tentato un’impossibile alleanza con Bucharin, non si limitarono a passare all’opposizione, ma scatenarono un’offensiva terroristica, che si riallacciava alle loro vecchie tradizioni e nella quale recuperavano i contatti con l’altra ala del partito: ai primi di luglio, un social-rivoluzionario uccide il conte von Mirbach, ambasciatore tedesco, sperando di innescare in questo modo una ritorsione tedesca e, successivamente, la riscossa della «guerra rivoluzionaria» secondo il modello giacobino. In agosto, è lo stesso Lenin a essere colpito. Sopravvive all’attentato, ma la sua salute sarà fortemente indebolita, creando le premesse per la sua fine prematura.

Così i social-rivoluzionari passano, in pochi mesi, dal governo alle carceri sovietiche, mentre i bolscevichi rimangono soli alla testa del paese. Non era nel loro programma. La presa del potere non era avvenuta in nome del partito, ma dei soviet e se a partecipare al governo era stato solo il Partito social-rivoluzionario di sinistra, ciò si doveva al fatto che tutti gli altri partiti presenti nei soviet erano stati contrari a che questi ultimi assumessero il potere. Il «monopartitismo» non era affatto una questione di principio per Lenin e per gli altri marxisti rivoluzionari russi, che davano per scontato che il proletariato fosse rappresentato da diversi partiti e consideravano logica la ricerca di forme di collaborazione tra di essi. Ma, una volta isolati e mentre comincia a divampare la guerra civile, appoggiata da un gran numero di potenze straniere, i dirigenti del giovane Stato sovietico induriscono tutte le forme di repressione e cominciano a colpire sempre più duramente gli oppositori, ripercorrendo la strada di quei giacobini ai quali molto spesso si richiamavano, al punto di reinterpretare il presente alla luce degli «insegnamenti» della Rivoluzione francese.