L’impaziente ritorno di Lenin in Russia

di Diego Giachetti

A proposito di date, tanto per capirci: fino al febbraio del 1918 in Russia fu in vigore il calendario giuliano che risultava indietro di 13 giorni rispetto a quello gregoriano usato nell’Europa occidentale. Il governo sovietico adottò il calendario gregoriano a partire dalla mezzanotte del 31 gennaio 1918, spostando il giorno successivo direttamente al 14 febbraio. Quindi, solitamente, le date relative alle vicende russe sono riferite al calendario giuliano fino al 31 gennaio 1918 e a quello gregoriano da quel giorno in poi. Continua a leggere L’impaziente ritorno di Lenin in Russia

Le donne, i bolscevichi e la rivoluzione

Intervista alla storica Wendy Z. Goldman, a cura di Celeste Murillo, da Ideas de Izquierda, traduzione di Maurizio Acerbo per rifondazione.it

Vi proponiamo la traduzione di un’intervista alla storica americana Wendy Z. Goldman, docente di storia contemporanea all’università di Pittsburgh, specializzata in storia dell’Unione Sovietica. La Goldman è autrice di due importanti libri sulle donne durante l’esperienza sovietica Women, the State and Revolution: Soviet Family Policy and Social Life, 1917-1936 (Cambridge University Press, 1993) e di Women at the Gates: Gender and Industry in Stalin’s Russia Women (Cambridge University Press, 2002). L’unico libro della Goldman pubblicato in Italia è Democrazia e terrore. Le dinamiche della repressione nell’era di Stalin (Donzelli, 2008). Negli ultimi anni il lavoro della Goldman sulle donne nella Russia rivoluzionaria è stato tradotto in Brasile e Argentina dove la storica è stata accolta assai calorosamente da un folto pubblico di lavoratrici e militanti. 
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Rivoluzione russa, il problema del passato è che non passa

di Boaventura de Sousa Santos, dottore in sociologia presso l’università di Yale, cattedratico di sociologia presso le università di Coimbra e di Wisconsin-Madison, responsabile del progetto europeo Alice. Particolarmente attento ai movimenti sociali, ha preso parte attiva a tre Forum sociali mondiali. Fra i suoi libri pubblicati in Italia vi sono Democratizzare la democrazia: i percorsi della democrazia partecipativa (2003), Il Forum sociale mondiale: verso una globalizzazione antiegemonica (2003), Produrre per vivere: le vie della produzione non capitalistica (2005), Diritto ed emancipazione sociale (2008), tutti editi da Città Aperta, di Torino. Un suo importante saggio di carattere storico si trova in Atlantico periferico: il postcolonialismo portoghese e il sistema mondiale. Diabasis Reggio Emilia 2008. Un suo interessante intervento si può trovare nel sito Movimento operaio: «È arrivato il tempo di formare ribelli competenti». Da Jornal de Letras, traduzione per Movimento operaio di Cristiano Dan Continua a leggere Rivoluzione russa, il problema del passato è che non passa

I 22 giorni di Stalin dirigente bolscevico a Pietrogrado nel marzo 1917

di Diego Giachetti

Stalin 1917La rivoluzione di febbraio del 1917 colse Stalin mentre era esiliato in Siberia. Lì, assieme ad altri esponenti bolscevichi, apprese che gli insorti avevano vinto, che lo zar aveva abdicato, che si era formato un governo provvisorio. Fu una sorpresa. Nei lunghi mesi trascorsi isolati, benché la fede rivoluzionaria non li avesse abbandonati, non si attendevano certo uno sviluppo così repentino degli eventi. Continua a leggere I 22 giorni di Stalin dirigente bolscevico a Pietrogrado nel marzo 1917

I contributi alterni del Manifesto

di Antonio Moscato

La serie di inserti de “il manifesto” dedicati alle varie fasi della rivoluzione russa (vedi Il manifesto e la cuoca di Lenin), continua a riservare qualche piacevole sorpresa: in particolare l’articolo di Yuri Colombo uscito il 14 marzo ricostruisce le giornate della prima fase della rivoluzione “di febbraio” finalmente senza reticenze e al tempo stesso senza mitizzazioni, facendo comprendere come è stato possibile che un gruppo di dimensioni modeste, ma capace di ascoltare i segnali di una realtà in movimento, ha potuto incrociare la radicalizzazione dei contadini-soldati da cui era stato tenuto lontano dal regime zarista ma anche dal governo provvisorio. Continua a leggere I contributi alterni del Manifesto

La dinastia Romanov travolta dall’insurrezione

Il fronte della guerra imperialista

di Yuri Colombo, da il manifesto

Le profonde contraddizioni sociali della Russia zarista, divennero esplosive tanto più la guerra mondiale mostrava il suo volto di morte, fame e distruzioni. Dopo gli scioperi tumultuosi della primavera-estate del 1914, allo scoppio della guerra e durante la mobilitazione, lo Zar Nikolaj II ebbe la sua “luna di miele” con il popolo russo: un’ondata di nazionalismo si impossessò delle masse e in un clima di entusiasmo milioni di operai e contadini si incolonnarono verso il fronte. Se nei primi sette mesi del 1914 l’Ispettorato dell’Industria aveva calcolato 3493 scioperi con un 1.327.897 scioperanti, negli ultimi cinque mesi dell’anno si crollò a 41 scioperi con 9.561 partecipanti. Continua a leggere La dinastia Romanov travolta dall’insurrezione

Il manifesto e la cuoca di Lenin

di Antonio Moscato

Cuoca Lenin
Il famoso manifesto di Il’ja P. Makarychev (1901-1928) con la frase di Lenin “Ogni cuoca dovrebbe imparare a governare lo stato”

Il “manifesto” sta celebrando il centenario della rivoluzione russa con una simpatica e – finora – sostanzialmente corretta ricostruzione delle giornate di gennaio-febbraio curata da un ipotetico “corrispondente da Pietrogrado” che firma Leone Levy. Uno pseudonimo scelto non a caso, che fa subito venire in mente un altro Leone, Trotskij, dalla cui straordinaria e insuperata Storia della rivoluzione russa sono in alcuni casi riprese e quasi parafrasate le “cronache” di quei giorni. Forse sarebbe stato più utile riprendere direttamente qualche pagina di quel libro (per farla conoscere ai tanti lettori del Manifesto che per molti decenni l’hanno ignorato, a volte deliberatamente, per antichi pregiudizi), ma in ogni caso l’iniziativa va elogiata.
Tanto più che il primo di questi supplementi, uscito il 15 febbraio, aveva l’ultima pagina dedicata a una buona ricostruzione di Antonio Conti della rivoluzione del 1905, spesso dimenticata e che invece fu la premessa delle due rivoluzioni del 1917, e di cui l’autore giustamente dice in conclusione che “nella storia del movimento operaio non ci fu altra sconfitta tale da avvicinare così tanto alla vittoria finale”.

Mi pareva un buon inizio. Più retorica e approssimativa la pagina che conclude il supplemento uscito oggi, e che è dedicata giustamente al ruolo delle donne nella rivoluzione russa. Nell’articolo, firmato Luisa Cavaliere, c’è una parte notevole di testimonianza autobiografica su quando “al tramonto degli anni ’60” si era iscritta al PCI, scoprendo che “il nodo della valutazione di quella esperienza rivoluzionaria giaceva irrisolto”, salvo trovare un riferimento nei “coraggiosi dissensi berlingueriani” (sic!?). Luisa Cavaliere descrive anche la permanenza del culto di Stalin, espressa sui “muri di non poche sezioni” con l’immagine del leader supremo, “collocato nelle necessità ineluttabili della storia e assolto perfino dalla colpa del patto con Hitler”. Era comprensibile che quella presenza nostalgica ci fosse e sia rimasta per anni, data la reticenza nel ridiscutere l’esperienza sovietica anche da parte del suo punto di riferimento, Enrico Berlinguer. Continua a leggere Il manifesto e la cuoca di Lenin