Viktor L’vovič Kibal’čič (Victor Serge)

Viktor L’vovič Kibal’čič naque a Bruxelles il 30 dicembre 1890, figlio di rifugiati politici russi, dai quali eredita la passione sociale, e l’antimilitarismo. Lascia molto precocemente la famiglia e si collega a circoli anarchici radicali, in particolare quelli che poi daranno vita alla Benda Bonnot, il gruppo armato che operò negli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale in Francia e in Belgio. Individuato dalla polizia francese (nel frattempo si era trasferito a Parigi), si rifiutò di collaborare e venne condannato nel 1912 a cinque anni di prigione. Continua a leggere Viktor L’vovič Kibal’čič (Victor Serge)

Perché la rivoluzione ha vinto solo nell’Impero russo?

di José Luis Martín Ramos (Università Autonoma di Barcellona), da da Viento Sur, traduzione di Titti Pierini

Nella foto, militanti spartachisti armati nelle vie di Berlino (novembre 1918)

Introduzione, origine e approdo della rivoluzione mondiale

La Rivoluzione russa non fu la risposta del tutto inattesa alla Grande Guerra, né pretese di costituire la risposta esclusiva. Che una guerra generalizzata potesse sfociare in un’esplosione rivoluzionaria era un elemento ritenuto probabile e tenuto presente nella socialdemocrazia europea e, con interesse diverso, tra gli stessi strati dirigenti e i governi dell’epoca. A partire dal conflitto in Marocco – nel 1905 – che vide lo scontro dell’Impero Germanico con l’“Amichevole Intesa” [Entente cordiale] raggiunta da Francia e Gran Bretagna per spartirsi l’Africa settentrionale, la II Internazionale discusse su come affrontare la minaccia di guerra. Continua a leggere Perché la rivoluzione ha vinto solo nell’Impero russo?

Da New York a Pietrogrado, il ritorno di Trotsky

di Diego Giachetti

Se al tempo della rivoluzione del 1905 Trotsky era stato uno dei primi socialisti russi a rientrare dall’esilio, nel 1917, non per colpa sua, fu uno degli ultimi. Il 3 dicembre del 1905 i membri del Soviet di Pietroburgo furono arrestati e tra questi vi era Trotsky. Era la fine del movimento rivoluzionario, che si ritraeva sconfitto. Nel 1905 aveva 26 anni e si sentiva ormai un uomo maturo. Quando fu condotto in carcere per la seconda volta non poté fare a meno di notare, con soddisfazione, che questa volta in prigione non lo chiamavano più “giovane” o “ragazzo”, ma col suo nome e cognome. Quel moto rivoluzionario, seppur sconfitto, rappresentava la conferma delle sue intuizioni e, soprattutto, apriva a nuove possibilità e a nuove sintesi di carattere politico e analitico, dandogli per la prima volta, forse, un’idea ben precisa e concreta di quello che poteva essere il ruolo del rivoluzionario nella storia. Continua a leggere Da New York a Pietrogrado, il ritorno di Trotsky

Gramsci e le rivoluzioni russe a un secolo di distanza

di Massimo Modonesi, da desinformemonos.org, traduzione di Mauro Azzolini per controlacrisi.org

Massimo Modonesi è professore ordinario presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM). È inoltre direttore di Memoria, la rivista del Centro di Studio sul Movimento Operaio e Socialista (Cemos). In Italia il suo libro “Subalternità, antagonismo, autonomia” è stato pubblicato da Editori Riuniti nel 2015

A 100 anni dalla rivoluzione bolscevica e a 80 dalla morte di Antonio Gramsci è possibile una riflessione sull’incrocio delle due traiettorie, quella di un avvenimento che ha rivoluzionato la storia mondiale e la biografia politica e intellettuale di uno dei più celebri pensatori marxisti del ventesimo secolo. Continua a leggere Gramsci e le rivoluzioni russe a un secolo di distanza

La Rivoluzione d’Ottobre, dal capitalismo al socialismo. E viceversa

di Dino Greco, da rifondazione.it

Nel momento in cui celebriamo l’avvento, nella storia umana, del primo stato operaio – della prima rivoluzione proletaria, che tanto ha influenzato il movimento comunista internazionale, la vittoriosa lotta anticoloniale in tre continenti e che ha cambiato l’intera storia umana – non possiamo non chiederci (dobbiamo chiederci!) come e perché nel giro di 70 anni si sia verificato il passaggio dal capitalismo al socialismo e poi – a ritroso – dal socialismo al capitalismo nella sua forma più oligarchica, autocratica, mafiosa. Come, in altre parole, il socialismo si sia convertito nel suo opposto. Continua a leggere La Rivoluzione d’Ottobre, dal capitalismo al socialismo. E viceversa

Lenin e Trotskij, le ragioni di una collaborazione dimenticata

di Antonio Moscato

Sui rapporti tra Lenin e Trotskij per decenni in Unione Sovietica e in tutto il movimento comunista sono state pubblicate raccolte di scritti di polemica tra di loro degli anni tra il 1903 e lo scoppio della grande guerra, come se non ci fosse stata poi una strettissima collaborazione nella fase cruciale della rivoluzione e nei primi anni del potere sovietico. Alcuni “nostalgici” dello stalinismo ristampano periodicamente queste pubblicazioni anacronistiche in diversi paesi europei e dell’America Latina, impedendo di cogliere non solo le ragioni della loro stretta collaborazione fino alla morte di Lenin, ma il tipo di partito che consentì di vincere battaglie difficili contro forze poderose. Continua a leggere Lenin e Trotskij, le ragioni di una collaborazione dimenticata

Marxisti, populisti, anarchici… Un movimento operaio rivoluzionario

di Jean-Philippe Divès, da npa2009.org, traduzione di Andrea Martini

La storia della rivoluzione russa è la storia dell’incontro e della interazione permanente tra due attori entrambi decisivi: un’avanguardia marxista rivoluzionaria raggruppata nel Partito bolscevico e una classe operaia conquistata al socialismo e dotata di formidabili capacità di lotta…

Le particolarità dello sviluppo della Russia vi avevano fatto nascere tardivamente una classe operaia, certo, ancora poco numerosa ma in rapido sviluppo: un milione e mezzo di operai industriali nel 1900, tre milioni nel 1912 (a cui occorre aggiungere i lavoratori edili, quelli dei trasporti e una parte significativa di quelli dei servizi), su di una popolazione di 160 milioni nel 1914; e, soprattutto, la classe operaia più concentrata al mondo: nel 1911, il 54% degli operai russi lavorano in fabbriche con più di 500 dipendenti, quando negli Stati uniti la stessa percentuale tocca solo il 31%; un altro 40% lavora in fabbriche che impiegano tra i 50 e i 500 operai; meno del 10% in aziende con meno di 50 addetti. Continua a leggere Marxisti, populisti, anarchici… Un movimento operaio rivoluzionario