1917 (ottobre-novembre), l’insurrezione

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L’assalto al Palazzo d’Inverno

20 ottobre: apertura di un artificioso «preparlamento», voluto dalle forze moderate. I bolscevichi, dopo una dichiarazione di Trotskij, abbandonano la seduta. Il 23 ottobre il Comitato centrale bolscevico decide di preparare l’insurrezione armata, che viene affidata a un Comitato militare rivoluzionario del soviet di Pietrogrado, con a capo Trotskij.

29 ottobre: Kamenev e Zinov’ev criticano la decisione dell’insurrezione sul giornale «Novaja žizn’», diretto da Maksim Gor’kij. L’indisciplina clamorosa e pericolosa (anche se il governo è talmente privo di basi reali, che non riesce a fronteggiare il pericolo con misure concrete) provoca il furore di Lenin, che minaccia l’espulsione dei due dal partito (ma subito dopo la vittoria dimentica il pur grave dissidio e utilizza a fondo i due dissenzienti nelle massime cariche del partito o dello Stato).

7 novembre: «Rivoluzione d’Ottobre». Lenin, rientrato clandestinamente in città da un mese, riappare pubblicamente con un discorso al soviet di Pietrogrado, che getta lo basi del nuovo potere; le guardie rosse intanto assaltano il Palazzo d’Inverno, arrestando alcuni ministri e sciogliendo il governo, mentre Kerenskij fugge vestito da infermiera e sotto la protezione di un’automobile diplomatica con bandiera americana. Il giorno successivo, il II Congresso dei soviet approva i decreti sulla pace e sulla terra. Si forma il Consiglio dei Commissari del Popolo, che svolge le funzioni di governo rivoluzionario. Nel primo mese vengono emanati i decreti sul controllo operaio, sull’istituzione della Ceka (l’organo speciale che deve combattere la controrivoluzione) e del Consiglio superiore dell’economia nazionale (Vesezcha). Inizia la pubblicazione di tutti i trattati segreti stipulati durante la guerra dalla Russia o da potenze alleate che ne avevano informato lo zar (come l’accordo Sykes-Picot, con il quale Gran Bretagna e Francia si impegnavano a spartirsi il Vicino Oriente dopo la fine dell’Impero ottomano).

22 dicembre: iniziano a Brest-Litovsk le trattative per l’armistizio tra Russia e Imperi centrali.

1917 (luglio-settembre), il golpe di Kornilov

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Il generale Lavr Kornilov tra i suoi ufficiali

 

16-17 luglio: manifestazioni contro la guerra a Pietrogrado («giornate di luglio»). Nei giorni successivi la repressione costringe Lenin all’esilio in Finlandia e porta Trotskij e altri leader in carcere.

20 luglio: il Primo ministro, principe L’vov, dà le dimissioni e il socialista rivoluzionario Kerenskij ne prende il posto. Il 25 luglio viene ristabilita la pena di morte al fronte, che il 16 agosto viene estesa dal generale Kornilov anche alle retrovie.

7 settembre: colpo di Stato del generale Kornilov, bloccato sul nascere dai bolscevichi. Il 13 settembre, sconfitta definitivamente la rivolta, emerge clamorosamente lo spostamento nei rapporti di forze a favore dei bolscevichi: il soviet di Pietrogrado approva (con 279 voti a favore, 115 contro e 50 astensioni) una risoluzione bolscevica sul potere agli operai e ai contadini. Kerenskij, rimesso provvisoriamente in sella dalla sconfitta di Kornilov, è costretto a proclamare la repubblica (fino a quel momento la forma istituzionale era rimasta in sospeso, più per mancanza di disponibilità di principi di sangue reale ad assumere la reggenza al posto di Nicola II che per volontà dei governo). In quegli stessi giorni i bolscevichi conquistano la maggioranza anche nel soviet di Mosca e in numerose altre città decisive.

1917 (marzo-giugno), le tesi di Lenin

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Il Soviet di Pietrogrado riunito in assemblea

15 marzo: abdicazione dello zar. Il soviet di Pietrogrado emana l’ordine n.1 sulla costituzione dei comitati militari elettivi, che provocherà furiose reazioni tra gli alti ufficiali.

24 marzo: il soviet di Pietrogrado impone la giornata lavorativa di 8 ore, che già in molte fabbriche è stata realizzata di fatto dagli operai, con l’uscita in massa allo scadere dell’ottava ora.

17 aprile: Lenin, appena giunto a Pietrogrado, presenta le Tesi d’aprile, che sconfessano la politica conciliante seguita fino a quel momento dei bolscevichi: le tesi saranno approvate dopo dieci giorni di discussioni appassionate e comporteranno la fine dell’appoggio al governo provvisorio e la preparazione del partito a una prospettiva di presa del potere da parte dei soviet.

17 maggio: Trotskij giunge a Pietrogrado, concludendo rapidamente un accordo per la confluenza del suo gruppo nel Partito bolscevico, da cui, dopo le Tesi d’aprile, non lo divide più nulla.

16 giugno – 8 luglio: I Congresso panrusso dei soviet. Su 822 delegati, solo 105 sono bolscevichi (285 sono socialisti rivoluzionari, 248 menscevichi).

1917, è la rivoluzione di febbraio

1917

22 gennaio (il 9 secondo il calendario giuliano ancora in vigore allora in Russia): grandi manifestazioni celebrative dell’anniversario della «domenica di sangue», organizzate dai bolscevichi, si tengono in tutte le grandi città russe.

3 marzo (18 febbraio): «sciopero all’italiana» (rallentamento della produzione) nelle officine Putilov contro il carovita e alcuni licenziamenti. La direzione chiude la fabbrica il 7 marzo (22 febbraio), gettando sul lastrico i 30.000 dipendenti. Scioperi di solidarietà si allargano a macchia d’olio a tutta Pietrogrado.

8 marzo, giornata internazionale della donna (23 febbraio), sciopero generale delle operaie «contro la fame, la guerra, lo zarismo». I cosacchi rifiutano di sparare: è l’inizio della «Rivoluzione di Febbraio».

1914-1916, la Russia entra in guerra

1914

Nei primi sei mesi, il numero degli scioperanti in Russia raggiunge un milione e mezzo. Nonostante l’impreparazione militare, la Russia entra nella guerra mondiale. In settembre, prima grande sconfitta ai Laghi Masuri. Il nome di San Pietroburgo viene russificato e diventa Pietrogrado.

1915

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Soldati russi catturati dall’esercito germanico

Nuove sconfitte russe. I tedeschi arrivano a Varsavia, Brest-Litovsk, Vilna. In settembre i socialisti europei contrari alla guerra (ancora molto pochi) si riuniscono a Zimmerwald, in Svizzera. Lenin propone di trasformare la guerra in guerra civile, ma rimane nettamente minoritario.

1916

Il consigliere dello, zar, il «monaco nero» Rasputin, è ucciso da una congiura nobiliare (viene considerato ispiratore della politica filotedesca della zarina). L’inflazione e la carestia raggiungono livelli altissimi e provocano proteste operaie, nonostante lo stato di guerra. Le spese di guerra sono passate da 1.234 milioni di rubli nel 1914 a 14.573 milioni di rubli nel 1916. L’indice dei prezzi è passato da 238 (1 gennaio 1916) a 702 (1 gennaio 1917), considerando 100 i prezzi dell’ 1 luglio 1914.

1911-1913, tra pogrom e democrazia fasulla

1911

Settembre: viene ucciso Stolypin. La morte gli impedisce di verificare che le sue moderate riforme, combinate con il forte impulso dato da Vitte allo sviluppo dell’industria e delle ferrovie (da 20.000 km. nel 1892 a 64.000 nel 1913), ma anche con il cieco conservatorismo dell’autocrazia zarista, non hanno impedito l’ascesa di una nuova ondata rivoluzionaria,

1912

Elezione della quarta Duma. Non reputando sufficiente il filtraggio operato dal sistema elettorale, il governo organizza brogli clamorosi. Aumentano tuttavia i sintomi di una ripresa del movimento delle masse (mentre la maggior parte degli intellettuali sono in crisi e teorizzano variamente la fine del marxismo e del movimento operaio). Nella primavera uno sciopero degli operai addetti al lavaggio dell’oro nelle miniere della Lena viene represso, con 250 morti e centinaia di feriti. Il numero degli scioperanti, che si era ridotto a poche decine di migliaia negli ultimi anni, sale improvvisamente, raggiungendo nuovamente la cifra di 860.000 nel 1913, secondo le stesse statistiche ufficiali.

1913

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Le vittime di un pogrom antisemita nella Russia zarista

I bolscevichi ottengono la maggioranza nel sindacato metallurgici di Pietroburgo. Il governo, che ha organizzato attraverso la polizia segreta e i «Cento Neri» molti pogrom, lancia una clamorosa provocazione antiebraica riprendendo l’antica calunnia sull’uccisione rituale dei fanciulli. Un operaio ebreo, Mendel Bejlis, viene accusato di aver ucciso un fanciullo cristiano, per usarne il sangue a scopi rituali. In realtà la polizia sa bene che il fanciullo è stato ucciso da criminali comuni (lasciati indisturbati per non turbare la montatura). Il processo si risolve in una sconfitta del regime, per l’assoluzione del Bejlis.

1907, tra reazione e finte riforme

1907

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Una manifestazione dei Centoneri

Netto riflusso della rivoluzione. Stolypin, presidente del Consiglio dei ministri, combina una spietata repressione (affidata a tribunali straordinari di guerra) con un tentativo di creare uno strato di contadini agiati che possano fornire una base sociale conservatrice al regime. Si facilita la privatizzazione delle terre appartenenti alle comunità di villaggio. L’operazione, sancita legalmente solo nel 1910, riuscirà solo in parte, ma provocherà un impoverimento della maggior parte dei contadini, e quindi preparerà l’esplosione di rivolte e occupazioni di terre che accompagnerà la rivoluzione del 1917 e spazzerà via anche molti dei medi proprietari creati da Stolypin. Anche la seconda Duma eletta nel 1907 risulta incontrollabile e viene rapidamente sciolta. La terza Duma sarà finalmente sicura: il rapporto elettorale è stato modificato al punto che bastano 230 proprietari terrieri per nominare un elettore di primo grado, mentre ai contadini ne occorrono 60.000 e agli operai 125.000. La maggioranza è assicurata alla destra e all’estrema destra (i cosiddetti «Cento Neri», specializzati nell’organizzazione di pogrom contro gli ebrei, e altre minoranze, oltre che in attacchi antioperai).

Dal 1907 Lenin è costretto, insieme a moltissimi altri militanti socialisti sfuggiti alle carceri e alla deportazione, a vivere in esilio, dove resterà fino al 1917.

1910

Le divergenze tra bolscevichi e menscevichi, accentuatesi nella fase di riflusso della rivoluzione, portano a una rottura che diventerà definitiva nel gennaio 1912.