1919, la rivoluzione non si estende

1919

 

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Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg

 

 

una manifestazione insurrezionale spontanea, alla quale partecipa il giovanissimo Partito comunista di Germania (spartachista), viene repressa nel sangue. Uccisione di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, insieme a centinaia di quadri sperimentati. Le giovani leve del partito, nei mesi successivi, cadranno spesso in provocazioni governative e subiranno colpi durissimi, che renderanno sempre più difficile la rivoluzione in Germania. La maggior parte degli operai rivoluzionari, nel 1919 e nel 1920, pur staccandosi dal vecchio Partito socialdemocratico (che collabora senza ritegno a reprimere le agitazioni e organizza, dal governo, l’armamento di bande armate, i «corpi franchi», composte da ufficiali reazionari e da avventurieri prezzolati disposti a sterminare i militanti di sinistra), esita e rimane in una posizione ambigua. La maggior parte degli operai rivoluzionari aderiscono all’effimero Partito socialista indipendente, nato per protesta contro la guerra, ma diretto da elementi oscillanti (i «centristi»), altri fanno capo a gruppi locali autonomi, che non pesano a livello nazionale. La maggior parte di loro raggiungerà il Partito comunista solo alla metà degli anni Venti, quando saranno state sprecate molte occasioni, con iniziative avventate e minoritarie, e quando sarà mutato il punto di riferimento internazionale, per l’involuzione burocratica del gruppo dirigente sovietico e del Comintern.

 

 

2-6 marzo: Congresso di fondazione della III Internazionale (Comintern). I delegati sono pochi e scarsamente rappresentativi. In particolare, il delegato tedesco ha avuto mandato dal partito di dichiarare prematura la costituzione di un’Internazionale comunista, ma finisce per farsi trascinare dall’entusiasmo provocato da notizie (poi risultate esagerate) sulla rivoluzione in Austria.

21 marzo: nasce in Ungheria una Repubblica dei Consigli, guidata dal comunista Bela Kun, in carcere fino al momento della sua chiamata al governo. Fusione tra il Partito comunista e quello socialista di Ungheria. Eccessi estremistici, criticati da Lenin, indeboliscono il consenso intorno alla giovane repubblica, che sarà stroncata da interventi stranieri (soprattutto rumeni) ai primi di maggio. Analoga sorte (ma la repressione è organizzata dai «corpi franchi » promossi dal ministro socialista Noske) avrà la Repubblica dei Consigli sorta in Baviera ai primi di aprile. I socialisti austriaci, pur essendo guidati da una corrente di sinistra, hanno evitato di sostenere concretamente le due rivoluzioni nei paesi vicini mentre i sovietici non hanno potuto assicurare alcun aiuto, perché seriamente minacciati dall’esercito bianco di Kolčak sul fronte orientale e da quello di Judenič, giunto alle soglie di Pietrogrado e spalleggiato da truppe finlandesi.

Per la rivoluzione sovietica, il maggio 1919 segna una tragica verifica dell’impossibilità di rompere l’isolamento. I due anni successivi confermeranno che anche in Italia, in Francia, in Gran Bretagna la rivoluzione è sempre più lontana. Per i bolscevichi, estremamente consapevoli dell’arretratezza russa e che ritenevano avere creato una base di partenza per la rivoluzione europea (che avrebbe dovuto vedere alla sua testa il proletariato più esperto e organizzato, cioè in primo luogo quello tedesco), è l’avvio di un riflessione che avrà effetti laceranti. (a.m. 1986)

1918 (aprile-novembre), l’aggressione imperialista

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Manifesto di propaganda del movimento controrivoluzionario

Aprile: truppe tedesche entrano in Finlandia, che è ormai indipendente, ma nella quale si delinea una rivoluzione socialista. D’altra parte, nonostante il trattato di pace, le truppe tedesche sono avanzate in molte zone ben oltre la linea di spartizione originaria, soprattutto in Ucraina. Truppe giapponesi (alleate dell’Intesa) occupano parte della Siberia, col pretesto di premunirsi nei confronti della Germania, con il consenso e poi l’appoggio materiale degli Stati Uniti. Le truppe tedesche continuano ad avanzare, appoggiando vari generali zaristi che costituiscono governi locali. Anche gli ex prigionieri di guerra cecoslovacchi presenti sui territorio russo, armati dall’Intesa, attaccano il governo sovietico e appoggiano un governo provvisorio costituito in Siberia (in luglio, sarà proprio il loro avvicinarsi a Ekaterinburg, dove è detenuto Nicola II, a spingere il corpo di guardia a fucilare l’ex-zar con tutta la famiglia).

6 luglio: l’ambasciatore tedesco von Mirbach è ucciso da un giovane socialista rivoluzionario. Tentativo di rivolta socialrivoluzionaria, subito repressa con una vasta mobilitazione popolare.

Agosto: sbarco di truppe britanniche a Baku e statunitensi a Vladivostok.

30 agosto: Lenin viene gravemente ferito in un attentato social rivoluzionario. Lo stesso giorno viene ucciso a Pietrogrado il dirigente bolscevico Urickij, mentre poco prima era stato assassinato Volodarskij. Per reazione, molti intellettuali critici nei confronti del regime, a partire da Maksim Gor’kij, attenuano l’opposizione e si dichiarano disponibili a collaborare per salvare la rivoluzione.

10 settembre: prima vittoria significativa, a Kazan’, dell’Armata rossa organizzata da Lev Trotskij (che passerà quasi senza interruzione gli anni della guerra civile a bordo del leggendario treno blindato con il quale il comando rivoluzionario si sposta su tutti i fronti). In settembre nuove forze statunitensi sbarcano a Vladivostok e ad Arcangelo. Mentre la guerra mondiale continua, tutti i contendenti trovano un po’ di energie per spedire corpi di spedizione contro la giovane repubblica sovietica. Tuttavia, l’intervento rimane sempre circoscritto a ufficiali superiori, per il rapido contagio delle idee rivoluzionarie tra i soldati (in particolare, nella flotta francese del Mar Nero ci sarà una vera e propria rivolta nell’aprile 1919).

Ottobre: le truppe degli Imperi centrali arretrano su tutti i fronti, mentre aumentano le manifestazioni indipendentiste in molte città, da Praga a Zagabria, da Varsavia a Lubiana, e mentre gli stessi esponenti ungheresi prendono le distanze dal governo austro-ungarico. Vani tentativi di democratizzazione dell’Impero germanico con la nomina a cancelliere di Max von Baden, considerato pacifista e di quello austro-ungarico, con promesse generiche di autonomie per i popoli che stanno, di fatto, conquistandosi l’indipendenza totale.

Novembre: agli inizi del mese la rivoluzione divampa in Germania, alimentata da una rivolta della flotta del Baltico, che rifiuta di prendere il largo per un assurdo suicidio deciso dall’ammiragliato; in Austria la forza decisiva che spazza via l’Impero è la ribellione delle nazionalità oppresse, che si combina con l’opposizione tenace degli operai. Vengono proclamate repubbliche in Germania, in Austria, in Ungheria, in Cecoslovacchia. Ovunque le classi dominanti, terrorizzate dal «modello russo», offrono spazi di compartecipazione subalterna ai dirigenti socialisti, che accettano e si impegnano soprattutto a evitare la generalizzazione e il coordinamento dei Consigli operai, sorti ovunque sul modello dei soviet russi (ma che rimangono attivi solo a livello locale, per mancanza di centralizzazione). Nello stesso mese, sbarco anglo-francese a Odessa e Sebastopoli, mentre in dicembre la Romania occupa la Bessarabia.

1918 (gennaio-marzo), è la pace di Brest-Litovsk

1918

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I territori a cui la delegazione russa rinuncia con la firma del trattato di Brest-Litovsk

Gennaio: dopo alcune settimane di difficili discussioni, alle delegazioni presenti a Brest-Litovsk giunge notizia di violenti scioperi in Austria e in Germania, con parole d’ordine contro il carovita, la guerra e le inique condizioni che si vorrebbero imporre alla Russia sovietica. Il 20 gennaio Trotskij abbandona le trattative, puntando su una soluzione politica che veda entrare in scena le masse operaie tedesche e austriache. Gli scioperi, partiti per iniziative di quadri locali, sono stati però soffocati in breve dalle direzioni socialdemocratiche, che hanno aderito formalmente alla protesta solo per incanalarla e concluderla rapidamente. Alla ripresa delle trattative, le pretese tedesche sono ancora più dure e, dopo una breve rottura, il 3 marzo viene concluso un trattato di pace che toglie alla Russia un terzo delle regioni agricole e della popolazione, più di quattro quinti delle miniere di carbone, oltre metà degli impianti industriali. I confini sono molto vicini a quelli dell’antico granducato di Moscovia. Per protesta, i socialisti rivoluzionari di sinistra escono dal governo e cominciano un’opposizione sempre più violenta.

13 gennaio: si apre l’Assemblea costituente, nella quale i bolscevichi sono in minoranza; il partito più forte è quello socialista rivoluzionario, ma le elezioni sono avvenute subito dopo la sua scissione, che in molte zone non è neppure stata portata a termine, sicché i vecchi notabili della destra sono in maggioranza (all’opposto di quel che accade nei soviet delle principali città e dell’esercito). I menscevichi sono ridotti ai minimi termini. L’Assemblea costituente viene sciolta dai bolscevichi due giorni dopo, senza resistenza, mentre viene convocato per il 23 gennaio il III Congresso panrusso dei soviet, che registra pienamente gli spostamenti dei rapporti di forza avvenuti nel paese e approva tutte le risoluzioni respinte dall’Assemblea costituente.

Marzo: il III Congresso dei soviet ratifica il trattato di Brest Litovsk. Il VII Congresso del POSDR cambia il nome del partito, che diventa Partito comunista (bolscevico) di Russia.

1917 (ottobre-novembre), l’insurrezione

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L’assalto al Palazzo d’Inverno

20 ottobre: apertura di un artificioso «preparlamento», voluto dalle forze moderate. I bolscevichi, dopo una dichiarazione di Trotskij, abbandonano la seduta. Il 23 ottobre il Comitato centrale bolscevico decide di preparare l’insurrezione armata, che viene affidata a un Comitato militare rivoluzionario del soviet di Pietrogrado, con a capo Trotskij.

29 ottobre: Kamenev e Zinov’ev criticano la decisione dell’insurrezione sul giornale «Novaja žizn’», diretto da Maksim Gor’kij. L’indisciplina clamorosa e pericolosa (anche se il governo è talmente privo di basi reali, che non riesce a fronteggiare il pericolo con misure concrete) provoca il furore di Lenin, che minaccia l’espulsione dei due dal partito (ma subito dopo la vittoria dimentica il pur grave dissidio e utilizza a fondo i due dissenzienti nelle massime cariche del partito o dello Stato).

7 novembre: «Rivoluzione d’Ottobre». Lenin, rientrato clandestinamente in città da un mese, riappare pubblicamente con un discorso al soviet di Pietrogrado, che getta lo basi del nuovo potere; le guardie rosse intanto assaltano il Palazzo d’Inverno, arrestando alcuni ministri e sciogliendo il governo, mentre Kerenskij fugge vestito da infermiera e sotto la protezione di un’automobile diplomatica con bandiera americana. Il giorno successivo, il II Congresso dei soviet approva i decreti sulla pace e sulla terra. Si forma il Consiglio dei Commissari del Popolo, che svolge le funzioni di governo rivoluzionario. Nel primo mese vengono emanati i decreti sul controllo operaio, sull’istituzione della Ceka (l’organo speciale che deve combattere la controrivoluzione) e del Consiglio superiore dell’economia nazionale (Vesezcha). Inizia la pubblicazione di tutti i trattati segreti stipulati durante la guerra dalla Russia o da potenze alleate che ne avevano informato lo zar (come l’accordo Sykes-Picot, con il quale Gran Bretagna e Francia si impegnavano a spartirsi il Vicino Oriente dopo la fine dell’Impero ottomano).

22 dicembre: iniziano a Brest-Litovsk le trattative per l’armistizio tra Russia e Imperi centrali.

1917 (luglio-settembre), il golpe di Kornilov

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Il generale Lavr Kornilov tra i suoi ufficiali

 

16-17 luglio: manifestazioni contro la guerra a Pietrogrado («giornate di luglio»). Nei giorni successivi la repressione costringe Lenin all’esilio in Finlandia e porta Trotskij e altri leader in carcere.

20 luglio: il Primo ministro, principe L’vov, dà le dimissioni e il socialista rivoluzionario Kerenskij ne prende il posto. Il 25 luglio viene ristabilita la pena di morte al fronte, che il 16 agosto viene estesa dal generale Kornilov anche alle retrovie.

7 settembre: colpo di Stato del generale Kornilov, bloccato sul nascere dai bolscevichi. Il 13 settembre, sconfitta definitivamente la rivolta, emerge clamorosamente lo spostamento nei rapporti di forze a favore dei bolscevichi: il soviet di Pietrogrado approva (con 279 voti a favore, 115 contro e 50 astensioni) una risoluzione bolscevica sul potere agli operai e ai contadini. Kerenskij, rimesso provvisoriamente in sella dalla sconfitta di Kornilov, è costretto a proclamare la repubblica (fino a quel momento la forma istituzionale era rimasta in sospeso, più per mancanza di disponibilità di principi di sangue reale ad assumere la reggenza al posto di Nicola II che per volontà dei governo). In quegli stessi giorni i bolscevichi conquistano la maggioranza anche nel soviet di Mosca e in numerose altre città decisive.

1917 (marzo-giugno), le tesi di Lenin

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Il Soviet di Pietrogrado riunito in assemblea

15 marzo: abdicazione dello zar. Il soviet di Pietrogrado emana l’ordine n.1 sulla costituzione dei comitati militari elettivi, che provocherà furiose reazioni tra gli alti ufficiali.

24 marzo: il soviet di Pietrogrado impone la giornata lavorativa di 8 ore, che già in molte fabbriche è stata realizzata di fatto dagli operai, con l’uscita in massa allo scadere dell’ottava ora.

17 aprile: Lenin, appena giunto a Pietrogrado, presenta le Tesi d’aprile, che sconfessano la politica conciliante seguita fino a quel momento dei bolscevichi: le tesi saranno approvate dopo dieci giorni di discussioni appassionate e comporteranno la fine dell’appoggio al governo provvisorio e la preparazione del partito a una prospettiva di presa del potere da parte dei soviet.

17 maggio: Trotskij giunge a Pietrogrado, concludendo rapidamente un accordo per la confluenza del suo gruppo nel Partito bolscevico, da cui, dopo le Tesi d’aprile, non lo divide più nulla.

16 giugno – 8 luglio: I Congresso panrusso dei soviet. Su 822 delegati, solo 105 sono bolscevichi (285 sono socialisti rivoluzionari, 248 menscevichi).

1917, è la rivoluzione di febbraio

1917

22 gennaio (il 9 secondo il calendario giuliano ancora in vigore allora in Russia): grandi manifestazioni celebrative dell’anniversario della «domenica di sangue», organizzate dai bolscevichi, si tengono in tutte le grandi città russe.

3 marzo (18 febbraio): «sciopero all’italiana» (rallentamento della produzione) nelle officine Putilov contro il carovita e alcuni licenziamenti. La direzione chiude la fabbrica il 7 marzo (22 febbraio), gettando sul lastrico i 30.000 dipendenti. Scioperi di solidarietà si allargano a macchia d’olio a tutta Pietrogrado.

8 marzo, giornata internazionale della donna (23 febbraio), sciopero generale delle operaie «contro la fame, la guerra, lo zarismo». I cosacchi rifiutano di sparare: è l’inizio della «Rivoluzione di Febbraio».