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Socialismo, democrazia e partito

Riflessioni a proposito della Rivoluzione russa

di Patrick Le Moal, da contretemps.eu, traduzione di Titti Pierini

Il 1917 costituisce uno sconvolgimento senza precedenti nella storia mondiale – se si esclude, certamente, la Rivoluzione francese del 1789-1794 – un momento dal quale ricavare insegnamenti ma, visto che ogni generazione si trova di fronte a problemi nuovi, riprendendo incessantemente un lavoro di assimilazione e di interpretazione delle vicende passate. A questa condizione, la Rivoluzione russa può ancora insegnarci parecchie cose e aiutarci – grazie alle sue realizzazioni, ma anche attraverso i suoi insuccessi – a concepire una trasformazione sociale emancipatrice. Continua a leggere Socialismo, democrazia e partito

1919, la rivoluzione non si estende

1919

 

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Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg

 

 

una manifestazione insurrezionale spontanea, alla quale partecipa il giovanissimo Partito comunista di Germania (spartachista), viene repressa nel sangue. Uccisione di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, insieme a centinaia di quadri sperimentati. Le giovani leve del partito, nei mesi successivi, cadranno spesso in provocazioni governative e subiranno colpi durissimi, che renderanno sempre più difficile la rivoluzione in Germania. La maggior parte degli operai rivoluzionari, nel 1919 e nel 1920, pur staccandosi dal vecchio Partito socialdemocratico (che collabora senza ritegno a reprimere le agitazioni e organizza, dal governo, l’armamento di bande armate, i «corpi franchi», composte da ufficiali reazionari e da avventurieri prezzolati disposti a sterminare i militanti di sinistra), esita e rimane in una posizione ambigua. La maggior parte degli operai rivoluzionari aderiscono all’effimero Partito socialista indipendente, nato per protesta contro la guerra, ma diretto da elementi oscillanti (i «centristi»), altri fanno capo a gruppi locali autonomi, che non pesano a livello nazionale. La maggior parte di loro raggiungerà il Partito comunista solo alla metà degli anni Venti, quando saranno state sprecate molte occasioni, con iniziative avventate e minoritarie, e quando sarà mutato il punto di riferimento internazionale, per l’involuzione burocratica del gruppo dirigente sovietico e del Comintern.

 

 

2-6 marzo: Congresso di fondazione della III Internazionale (Comintern). I delegati sono pochi e scarsamente rappresentativi. In particolare, il delegato tedesco ha avuto mandato dal partito di dichiarare prematura la costituzione di un’Internazionale comunista, ma finisce per farsi trascinare dall’entusiasmo provocato da notizie (poi risultate esagerate) sulla rivoluzione in Austria.

21 marzo: nasce in Ungheria una Repubblica dei Consigli, guidata dal comunista Bela Kun, in carcere fino al momento della sua chiamata al governo. Fusione tra il Partito comunista e quello socialista di Ungheria. Eccessi estremistici, criticati da Lenin, indeboliscono il consenso intorno alla giovane repubblica, che sarà stroncata da interventi stranieri (soprattutto rumeni) ai primi di maggio. Analoga sorte (ma la repressione è organizzata dai «corpi franchi » promossi dal ministro socialista Noske) avrà la Repubblica dei Consigli sorta in Baviera ai primi di aprile. I socialisti austriaci, pur essendo guidati da una corrente di sinistra, hanno evitato di sostenere concretamente le due rivoluzioni nei paesi vicini mentre i sovietici non hanno potuto assicurare alcun aiuto, perché seriamente minacciati dall’esercito bianco di Kolčak sul fronte orientale e da quello di Judenič, giunto alle soglie di Pietrogrado e spalleggiato da truppe finlandesi.

Per la rivoluzione sovietica, il maggio 1919 segna una tragica verifica dell’impossibilità di rompere l’isolamento. I due anni successivi confermeranno che anche in Italia, in Francia, in Gran Bretagna la rivoluzione è sempre più lontana. Per i bolscevichi, estremamente consapevoli dell’arretratezza russa e che ritenevano avere creato una base di partenza per la rivoluzione europea (che avrebbe dovuto vedere alla sua testa il proletariato più esperto e organizzato, cioè in primo luogo quello tedesco), è l’avvio di un riflessione che avrà effetti laceranti. (a.m. 1986)

1907, tra reazione e finte riforme

1907

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Una manifestazione dei Centoneri

Netto riflusso della rivoluzione. Stolypin, presidente del Consiglio dei ministri, combina una spietata repressione (affidata a tribunali straordinari di guerra) con un tentativo di creare uno strato di contadini agiati che possano fornire una base sociale conservatrice al regime. Si facilita la privatizzazione delle terre appartenenti alle comunità di villaggio. L’operazione, sancita legalmente solo nel 1910, riuscirà solo in parte, ma provocherà un impoverimento della maggior parte dei contadini, e quindi preparerà l’esplosione di rivolte e occupazioni di terre che accompagnerà la rivoluzione del 1917 e spazzerà via anche molti dei medi proprietari creati da Stolypin. Anche la seconda Duma eletta nel 1907 risulta incontrollabile e viene rapidamente sciolta. La terza Duma sarà finalmente sicura: il rapporto elettorale è stato modificato al punto che bastano 230 proprietari terrieri per nominare un elettore di primo grado, mentre ai contadini ne occorrono 60.000 e agli operai 125.000. La maggioranza è assicurata alla destra e all’estrema destra (i cosiddetti «Cento Neri», specializzati nell’organizzazione di pogrom contro gli ebrei, e altre minoranze, oltre che in attacchi antioperai).

Dal 1907 Lenin è costretto, insieme a moltissimi altri militanti socialisti sfuggiti alle carceri e alla deportazione, a vivere in esilio, dove resterà fino al 1917.

1910

Le divergenze tra bolscevichi e menscevichi, accentuatesi nella fase di riflusso della rivoluzione, portano a una rottura che diventerà definitiva nel gennaio 1912.