1917-2017, esorcismi e dimenticanze

di Fabrizio Burattini

Questo 2017 sta scivolando verso l’autunno, portando via con sé la ricorrenza del centenario della Rivoluzione russa. Certamente, il clou del centenario si produrrà a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, quando (il 7 per la precisione) sarà il momento per ricordare la “presa del Palazzo d’Inverno”, l’evento che più di ogni altro è stato utilizzato dai detrattori del comunismo per tentare di descrivere il primo tentativo riuscito di “assalto al cielo” come un colpo di mano di un manipolo di avventurieri.

I più grandi quotidiani hanno dedicato un discreto spazio al centenario proprio con questo fine: basta vedere “Il processo a Lenin” pubblicato a puntate dall’inserto domenicale del Corriere della sera, significativamente affidato a Sergio Romano, che, seppure amabilmente, come conviene a chi sa di aver già vinto, svolge il ruolo di implacabile accusatore del leader bolscevico, a fronte di un Luciano Canfora che lo difende con affanno, non tanto nel merito dell’atto rivoluzionario dell’Ottobre ma cercando di mostrare l’importanza storica che il comunismo ha assunto nel secolo scorso. Il risultato è che per entrambi ciò che è accaduto cento anni fa è comunque una vicenda totalmente conclusa e senza indicazioni utili per chi, ancora oggi, si impegna a battersi per un mondo meno ingiusto. Anzi, con una sola indicazione, quella di rassegnarsi a muoversi negli strettissimi (sostanzialmente inesistenti) margini che offre il capitalismo del XXI secolo.

E anche l’altra superpotenza mediatica, quella di Repubblica, ha scelto di far ricostruire gli eventi del 1917 all’ex direttore Ezio Mauro, con una serie di articoli e di servizi su Repubblica.tv, che, peraltro, dovrebbero essere ritrasmessi al grande pubblico dalla Rai nelle prossime settimane. Anche qui il leit motiv è quello del “colpo di stato”, ideato da Lenin e organizzato meticolosamente da Trotsky.

Il nostro sito, come promesso nella sua dichiarazione di intenti, ha voluto mettere a disposizione di chi ci segue materiali che consentissero una lettura storica e una rilettura critica di quell’evento, delle sue ripercussioni internazionali, politiche e culturali, della sua evoluzione/involuzione. Il tutto però scritto e pubblicato da parte di chi, con tutta certezza, se paradossalmente fosse vissuto in quel luogo e a quell’epoca, avrebbe condiviso, sostenuto e partecipato al processo rivoluzionario.

E ci sforzeremo, sempre in questo sito che ha l’intenzione di sopravvivere alla ricorrenza del centenario, di capire quello che è accaduto nei decenni successivi al 1917, quali continuità e quali discontinuità si sono prodotte tra la Russia rivoluzionaria dei soviet e l’URSS burocratica di Stalin e dei suoi epigoni, fino a Gorbačëv, Yeltsin e Putin.
La nostra preoccupazione è e sarà quella di cercare di evitare che il crollo dello stalinismo non trascini con sé anche le idee stesse di anticapitalismo, comunismo, rivoluzione…

Per noi la rivoluzione resta, come ha magistralmente detto Lev Trotsky, “l’irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici”, un’invasione impetuosa che non può essere certo il frutto di complotti orditi a tavolino e che, soprattutto, nessuno può arrestare, quando le masse espropriate di ogni potere e di ogni futuro decidono di occupare il terreno della politica, di “prendere il potere”, defenestrando tutti coloro che illecitamente lo hanno da sempre monopolizzato, per porre le basi di una società radicalmente nuova.

E chi pensa che di rivoluzioni ce ne sia e ce ne sarà sempre bisogno non può esimersi dallo studiare quello che è stato l’esempio più compiuto di processo rivoluzionario, un processo, quello russo, ricco di insegnamenti in positivo e anche in negativo, che abbiamo cercato e che continueremo a cercare di approfondire.

Nei contributi e negli interventi che abbiamo pubblicato, nelle iniziative che abbiamo sostenuto, nelle presentazioni del libro e nel libro stesso di Ernest Mandel che abbiamo pubblicato, ci siamo sforzati di ricordare che la Rivoluzione russa, soprattutto a febbraio, non fu per nulla la conseguenza di una iniziativa politica di questo o quel gruppo sovversivo, ma fu proprio il risultato dell’esplosione spontanea delle masse, di un popolo intero, oppresso da secoli, che esigeva la fine immediata di quell’oppressione e di tutte le conseguenze che essa comportava, la guerra, la fame, l’assenza di libertà.

E quel popolo, che travolse in pochi giorni un potere plurisecolare, nei mesi successivi non si limitò a esigere la democratizzazione delle istituzioni, ma sconvolse in profondità tutto l’assetto sociale. Gli operai requisirono le fabbriche, i contadini si rivoltarono contro i boiardi, i proprietari terrieri di cui bruciarono case e castelli, redistribuendo le terre alle diverse famiglie, i soldati disertarono in massa per ritornare ai campi da cui erano stati strappati per offrire carne da cannone ai generali zaristi.

E tutti questi movimenti di massa operarono ben oltre le indicazioni dei partiti politici, degli stessi partiti socialdemocratici e rivoluzionari. La cronaca ci racconta come lo stesso partito bolscevico, la formazione più radicale (diremmo oggi) tra quelle presenti nel mondo politico russo dell’epoca, sia stato ripetutamente scavalcato “a sinistra” dall’impeto delle masse.

E non va dimenticato il ruolo cruciale delle donne, sia a febbraio (anzi, non a caso, l’8 marzo, secondo il calendario in vigore in occidente), sia durante tutto il processo e perfino dopo la presa del potere. D’altra parte, anche nel campo dei diritti civili, la Russia sovietica negli anni successivi al 1917 fece un salto drastico dall’arretratezza e dal dominio culturale della medievale chiesa ortodossa ad un livello di modernità a cui i paesi economicamente più evoluti arriveranno solo molti decenni dopo. Citiamo solo la questione della depenalizzazione dell’omosessualità, che, ad esempio in Gran Bretagna, arrivò faticosamente solo 50 anni dopo, o una prima, del tutto inedita azione di tutela del territorio e dell’ambiente, attraverso la creazione del primo parco nazionale.

Ed emblematica fu l’avanzata dei diritti della donne. La nomina di Aleksandra Kollontaj prima a Commissaria del popolo all’Assistenza pubblica e alla Sanità e poi ad ambasciatrice non fu soltanto una novità del tutto originale, in un mondo in cui nessuna donna era mai stata nominata a cariche di questa importanza, ma costituì anche la premessa per l’adozione di misure decisive che portarono per un lungo periodo le donne russe ad essere quelle, perlomeno formalmente, più emancipate a livello mondiale. Fu nella Russia sovietica che si idearono e si istituzionalizzarono gli asili nido, di quartiere e aziendali, il divieto di licenziamento in caso di gravidanza, la laicizzazione del matrimonio e il divorzio, la parità dei diritti tra i sessi, l’abolizione della distinzione tra figli legittimi e illegittimi, il diritto all’aborto…

E l’attitudine delle masse continuò ad essere decisiva anche quando il partito bolscevico giocò il suo ruolo determinate alla fine dell’ottobre 1917. Basti pensare a quello che fu il comportamento dei soldati nelle giornate cruciali del 24-25 ottobre (6-7 novembre). Kerensky ed i suoi ministri, delle centinaia di migliaia di soldati che componevano le guarnigioni poste a difesa della capitale, riuscirono a trovarne solo poche centinaia disposti a mobilitarsi per presidiare il potere contro l’insurrezione. E quelle stesse poche centinaia si dissolsero senza colpo ferire all’arrivo di poche decine di guardie rosse. E si sa che l’atteggiamento dei soldati rappresentava molto fedelmente il pensiero della classe contadina che allora costituiva oltre l’85% della popolazione.

Questa nostra sottolineatura del ruolo e del comportamento delle masse, magistralmente descritto da Lev Trotsky nella sua Storia della Rivoluzione russa, non può offuscare in nulla la funzione cruciale che ebbe nell’ottobre il “fattore soggettivo”, cioè l’azione cosciente del partito bolscevico, il POSDR(b), e l’intervento dei suoi principali dirigenti.
Nel nostro sito abbiamo voluto sottolineare quanto quel partito fosse un corpo vitale e attraversato da importanti dibattiti, condotti con grande impegno e con una grande apertura democratica, nonostante le dure condizioni di clandestinità in cui dovette vivere non solo sotto lo zarismo, ma anche durante gli ultimi mesi di vita del governo provvisorio. Un dibattito profondo, pieno di aspetti perfino filosofici e teorici, ma per niente accademico. Un dibattito duro, ma pubblico in cui finalmente riuscì a prevalere la svolta coraggiosa e “volontaristica”, chiesta e sostenuta da Lenin, di andare velocemente verso l’insurrezione e la presa del potere.

Una svolta che, non a caso, decise di affidare proprio a Trotsky, pur essendo lui un “bolscevico dell’ultim’ora”, la direzione del Milrevcom, cioè del Comitato militare rivoluzionario che fu il “cervello” dell’attacco ai palazzi del potere. Quel Trotsky che, perlomeno dal 1905, era già pervenuto a ritenere che la rivoluzione in Russia sarebbe stata proletaria o non sarebbe stata.

Oggi, quasi tutti coloro che parlano della rivoluzione d’Ottobre la descrivono come un crimine, un errore, un’avventura minoritaria e nefasta. E tutti trascurano di vedere come l’unica alternativa possibile alla presa del potere da parte dei bolscevichi e dei soviet, non fosse certo un’inverosimile istituzionalizzazione del governo liberale, quanto piuttosto un prevalere dei generali reazionari, golpisti, filozaristi e protofascisti. E trascurano di considerare che un esito protofascista della crisi rivoluzionaria russa avrebbe cambiato profondamente ed in senso ancora più tragico la storia del XX secolo.

Eppure, quasi tutto il marxismo internazionale, e non solo quello già infettato dal virus della collaborazione di classe, in nome di un presunto materialismo storico ortodosso, riteneva la Russia il paese decisamente meno maturo per una rivoluzione, a causa della sua abissale arretratezza sociale, economica e culturale.

Invece Lenin, Trotsky, le loro compagne e i loro compagni del partito bolscevico, nel 1917 osarono sfidare ed infrangere le leggi ferree della presunta evoluzione storica e condurre il proletariato russo alla conquista del cielo.