Torino, Sinistra Anticapitalista e l’anniversario

di Diego Giachetti

Varie e molteplici sono le iniziative intraprese da Sinistra Anticapitalista a Torino per ricordare il centenario della Rivoluzione russa in tutti i suoi aspetti. Una serie di incontri già realizzati presso la nostra sede hanno trattato la specificità della struttura sociale russa, la rivoluzione di febbraio, il dibattito all’interno del partito bolscevico, le giornate di luglio e l’insurrezione dell’ottobre; a breve seguiranno due serate dedicate alla rivoluzione delle arti russe. Contemporaneamente, presso il Circolo Fuoriluogo, si è discusso del ruolo delle donne prima durante e dopo la rivoluzione e, successivamente, si è svolto un confronto a più voci sul tema della Rivoluzione d’Ottobre con la partecipazione di esponenti del Partito Comunista dei Lavoratori, del Partito Comunista Italiano, di Sinistra Italiana, di Sinistra Anticapitalista e dell’Arci. L’ultima iniziativa, realizzata il 30 maggio, presso la libreria Comunardi, ha preso spunto dalla presentazione della nuova edizione del libro di Ernest Mandel, Ottobre ’17, pubblicato dalle edizioni Lacori-Centro Studi Livio Maitan.

Dati i tempi ingrati in cui ci tocca vivere e lavorare politicamente, quest’ultima iniziativa ha rincuorato gli organizzatori e i partecipanti: numerosi e interessati. Tre i relatori: Marco Brunazzi, storico e vicepresidente dell’Istituto Salvemini di Torino, Franco Turigliatto, che ha scritto la prefazione al testo di Mandel, Matteo Saudino, docente di filosofia e storia. Le relazioni introduttive al dibattito si sono soffermate sul contesto storico del momento, caratterizzato principalmente dallo scoppio della prima Guerra mondiale, una guerra “nuova”, moderna, lunga, di massa e totale che non trovava similitudini con le guerre ottocentesche europee. Quella guerra segnò drammaticamente le psicologie e il linguaggio politico dei partecipanti. La violenza inaudita e nuova, raccolta sui campi di battaglia penetrò a fondo nel modo di agire e pensare. In tal senso la rivoluzione apparve come la possibilità immediata e concreta di porre fine al massacro scatenato dagli imperialismi e dalla borghesia nazionali. In questo contesto si pose la contingenza storica che favorì l’avvio della rivoluzione in Russia nel 1917, proprio nel momento più cruento e drammatico della guerra in corso in Europa che provocò tra le fila dei vari eserciti ribellioni in nome di una pace immediata, ma che solo in Russia si tradusse nella cosciente, e costruita politicamente, rivolta per abbattere il potere statale e sostituirlo con quello rivoluzionario, fondato sui Soviet degli operai, dei soldati, dei contadini. In Russia la rivolta di febbraio, che provocò la caduta dello zarismo e dello Zar, nell’arco di pochi mesi seppe darsi la prospettiva della presa del potere da parte dei Soviet, cosa che avvenne sul finire dell’ottobre.

Tutti i relatori si sono soffermati su questo punto per porre in evidenza il gioco dialettico tra dato storico, oggettivo e capacità soggettiva di realizzare le potenzialità che la contingenza pone e facilita. Non a caso un paragrafo del libro di Mandel s’intitola “fatalismo e volontarismo”. Evento imprevisto da parte di un marxismo inficiato di positivismo, tipico della Seconda Internazionale di allora, la rivoluzione si affermò, come ebbe a scrivere a caldo Antonio Gramsci, contro l’interpretazione evoluzionista e meccanicista del Capitale di Marx. In fondo vincere la rivoluzione in Russia fu facile, la presa del potere non ebbe certo le caratteristiche cruente di un colpo di stato, né fu opera di un manipolo di giacobini scatenati in avventure golpiste minoritarie. Si trattò in sostanza della destituzione di un governo borghese sfiduciato dal voto del Consiglio dei Soviet panrussi. Oggi questa storia è “poco” e mal raccontata nei libri di testo di storia in uso nelle scuole superiori e nella formazione universitaria. Capitoletti e paragrafi veloci, conclusioni affrettate che riecheggiano la vulgata giornalistica della rivoluzione buona e democratica di febbraio, contrapposta a quella cattiva dell’ottobre, inserimento della rivoluzione russa nel modello precostituito dei totalitarismi – nell’ordine quello staliniano, quello fascista, quello nazista. Difatti, diversi manuali, dopo aver trattato succintamente di Lenin e delle sue tesi, passano immediatamente al capitolo sul sistema staliniano ponendolo in una continuità che offende l’analisi dei processi storici, ma che è funzionale all’ideologia del tempo presente, volta a cancellare ogni possibilità di riscatto e di sovvertimento dal basso contro le ingiustizie sociali, le guerre e i danni ambientali prodotti dal sistema capitalistico.

Il Novecento è incomprensibile senza la rivoluzione russa. La rivoluzione, intesa come irruzione delle masse autorganizzate nella dinamica dello scontro sociale e di classe, si è ripresentata molte volte nel corso del secolo passato, in Europa e in altre parti del mondo, fino alle primavere arabe. Ma se è necessaria una teoria della rivoluzione, altrettanto necessitiamo di una teoria della controrivoluzione. Il secolo novecentesco è stato caratterizzata dalla dinamica rivoluzione-controrivoluzione, pensiamo agli anni seguenti la Prima guerra mondiale e agli avvenimenti che precedono la Seconda in Italia, Germania, Francia, Spagna. La rivoluzione russa fu l’unica che si affermò, che trasformò le istituzioni e il sistema economico-sociale, altre invece fallirono, furono travolte dalla controrivoluzione. La Russia però, come ben sapevano i dirigenti bolscevichi, aveva solo posto il problema del socialismo e del modo di realizzarlo, senza l’aiuto dei paesi più avanzati, della rivoluzione in Europa, il loro “potere” era a rischio. E i tre anni della guerra civile (1918-1921) non facilitarono la costruzione di una società socialista, anzi!

La storia non sta ferma, avanza a spintoni reciproci tra le classi sociali e nei momenti di maggior tensione, qualcuno deve essere spinto a terra. La rivoluzione appartiene al pieno titolo non solo al secolo appena trascorso, si ripropone come possibilità non risolta ancora oggi. Rivolte e ribellioni caratterizzano la storia recente e passata, potenzialmente situazioni rivoluzionarie o pre-rivoluzionarie si sono poste all’ordine del giorno, ma molte sono fallite sia per debolezza strategica e sia per la capacità di risposta – feroce e totale, quando è stato necessario – che la classe dominante in difficoltà ha saputo mettere in atto. Non ha aiutato il processo rivoluzionario l’involuzione del regime sovietico seguita alla morte di Lenin e all’affermazione dello stalinismo. Certo, l’Urss ha rappresentato per anni un mito per i popoli che si ribellavano al capitalismo e all’imperialismo, spesso però, dobbiamo amaramente ammetterlo, si trattava di una speranza vana, vanificata poi all’atto pratico dalla politica estera della burocrazia sovietica.

Quando e perché si manifestò l’involuzione del sistema sovietico? Quali germi potenziali erano già in nuce nella stessa cultura politica e organizzativa del bolscevismo? E’ un tema che ha fatto discutere e che si è riproposto anche nella forma di domande dal pubblico nel corso del dibattito torinese. Così come altrettanto ci ha tormentato e ci tormenta un’altra domanda: cos’è ancora attuale di quella rivoluzione, cosa possiamo ancora riprendere e imparare e cosa dobbiamo criticare e affermare in modo nuovo e diverso. Cent’anni fa la Rivoluzione russa segnò il destino del Novecento. Il libro di Mandel ripercorre le tappe della rivoluzione, analizza i vari elementi che concorsero alla sua vittoria nonché alla sua involuzione e poi degenerazione burocratica. Risponde efficacemente alle interpretazioni apologetiche borghesi, interessate e screditare l’idea stessa di rivoluzione, e degli epigoni della burocrazia sovietica. Pertanto, la “celebrazione” dell’evento sarà utile se produrrà una riflessione politica, storica e strategica nel campo di chi si oppone al capitalismo, se saprà ribadire con forza che il socialismo deve essere una società migliore di quella capitalistica in tutti i suoi aspetti: sociali, economici, ambientali e democratici.