Grigorij Evseevič Zinov’ev

Grigorij Evseevič Zinov’ev è nato in Ucraina, nel 1883, figlio di braccianti ebrei. Rientrato dall’esilio nello stesso treno di Lenin, non ne condivide però la linea nella preparazione dell’insurrezione, esprimendo pubblicamente il suo dissenso. Fu uno dei bolscevichi più vicini a Lenin e più stimato da lui, nonostante i frequenti e importanti dissensi, tanto che quest’ultimo pensò perfino di adottarne un figlio, visto che non ne aveva avuti con Nadejda Krupskaya. E’ stato, comunque, una delle figure centrali del partito bolscevico, membro del Politburo e presidente del soviet di Pietrogrado (poi Leningrado), con un ruolo centrale nella difesa della città dalle truppe controrivoluzionarie durante la guerra civile.

Fu il massimo dirigente del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista, con un ruolo importantissimo nella fondazione di vari partiti comunisti (tra i quali quello francese). Dopo la morte di Lenin, costituì, assieme a Lev Kamenev e a Giuseppe Stalin, durante il 12° congresso del PC dell’URSS (1925), la troika che ha diretto il partito e lo stato emarginando Trotsky (nella foto da sinistra: Stalin, Rikov, Kamenev e Zinov’ev).

Troika e Rikov.pngGrazie al suo prestigio, alle sue molteplici cariche, ai suoi legami con numerosi dirigenti comunisti sovietici e internazionali, alle sue capacità intellettuali, organizzative e oratorie, ma anche al suo autoritarismo alla sua freddezza un po’ cinica, alla sua capacità manovriera, comincia ad apparire l’unico possibile antagonista di Stalin nella guida del partito. Costruisce l’Opposizione di Leningrado e, rendendosi conto che le analisi e le previsioni pessimistiche di Trotsky sulla burocratizzazione erano più che fondate, si riavvicina a quest’ultimo, costituendo con lui e con Kamenev la “troika dei puri”, e poi l’Opposizione unificata, contraria alla NEP e alla linea del socialismo in un solo paese, ma troppo tardi per impedire che Stalin acquisisca il potere assoluto nel partito e nello stato sovietico.

Questa opposizione però resta circoscritta a Leningrado e viene colpita dall’epurazione staliniana. Così Zinov’ev viene privato di tutte le sue cariche (nella direzione dell’Internazionale verrà sostituito da Nikolai Bukarin) e espulso dal partito nel 1927.

Riammesso nel partito due anni più tardi, quando Stalin sperimenterà la fine forzosa della NEP e la collettivizzazione forzata, poi di nuovo espulso e di nuovo riammesso a prezzo di una umiliante autocritica di fronte al 17° congresso nel 1934.

Pochi mesi dopo viene accusato con Kamenev ed altri dell’assassinio di Serguei Kirov, che lo aveva sostituito nella guida del partito a Leningrado. Viene costretto ad ammetere la sua complicità morale nell’assassinio e viene condannato a 10 anni di prigione. Nell’agosto del 1936, viene accusato di far parte di un’organizzazione terroristica responsabile non solo dell’uccisione di Kirov ma anche di preparare un attentato contro Stalin, condannato a morte e immediatamente fucilato.

Si tratta del primo processo di Mosca, quello contro il “gruppo terrorista trotsko-zinovievista”, nel quale numerosi “vecchi bolscevichi” si accusano vicendevolmente o si autoaccusano dei peggiori crimini, terminando le proprie feroci autocritiche con tragiche e grottesche apologie in gloria a Stalin.