I soviet, i comitati di fabbrica

Il paese più democratico del mondo

di Patrick Le Moal, da npa2009.org, traduzione di Fabrizio Burattini

Nella Russia zarista, non c’erano che pochi sindacati, tutti diretti da militanti menscevichi e bolscevichi. E decidono esplicitamente di riconoscere la loro subalternità rispetto ai soviet…

Il movimento cooperativo, cooperative di consumo e cooperative contadine e operaie, era molto più potente. Le prime sostennero il governo provvisorio, mentre le seconde decidevano di sostenere i soviet come organismi della democrazia rivoluzionaria.

I soviet in azione

Questa forma di organizzazione, apparsa durante la Rivoluzione del 1905, rinacque fin dai primi giorni della rivoluzione di febbraio, quando una cinquantina di militanti di varie tendenze rivoluzionarie – ­bolscevichi, menscevichi, socialisti rivoluzionari, trudovichi (laburisti, scissione moderata dei socialisti rivoluzionari, ndt) – costituiscono un Comitato provvisorio dei deputati operai. Il comitato fa appello agli operai e ai soldati della guarnigione ad eleggere i loro rappresentanti. Nacque così il soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, assemblea di parecchie centinaia di deputati, diretta da un comitato esecutivo composto da rivoluzionari «di professione» inizialmente cooptati, e poi confermati nelle loro funzioni.

I primi mandati sono verbali, poi i deputati vengono eletti. Le sedute plenarie del soviet, che assomigliano spesso ad un meeting un po’ caotico, sono luogo di grandi dibattiti. Il potere reale è quello del Comitato esecutivo designato dal soviet, a cui vengono aggiunti rappresentanti non eletti dei partiti socialisti (menscevichi, bolscevichi, socialisti rivoluzionari, Bund, trudovichi, socialisti populisti, interdistrettuali, socialdemocratici lettoni…). Un flusso ininterrotto di soldati, di operai, di mogli di soldati, di piccoli commercianti, di impiegati… pone problemi, reclama, impone misure, e trasforma il soviet in potere rivoluzionario vero e proprio.

Un nuovo potere

Fin dal 1° marzo 1917, il soviet promulga un testo fondamentale, il Decreto n. 1, vera e propria carta dei diritti del soldato, che abolisce le più vessatorie regole di disciplina militare dell’ancien régime e permette ai soldati-cittadini di organizzarsi in comitati di soldati. Lungi dal limitarsi alle prerogative circoscritte fissate da Decreto, i comitati di soldati vanno oltre, ricusano questo o quel ufficiale, pretendono di eleggerne di nuovi. Le unità sono progressivamente conquistate da un «potere soldato» che destabilizza l’esercito.

In poche settimane appaiono ovunque molteplici istanze di potere, il cui statuto e le cui funzioni evolvono rapidamente. A volte si definiscono soviet, ma diversi dai soviet dei deputati operai esistenti nella maggior parte delle città. A volte vengono creati con l’autorizzazione del soviet, ma frequentemente senza..

Nelle grandi città esistono oltre al soviet dei deputati operai e dei soldati, con il suo Comitato esecutivo o il Presidium, il soviet dei comitati di fabbrica, emanazione di questi ultimi, il soviet dei comitati di quartiere, diverse guardie, civili, urbane, operaie, istituzioni sociali per difendere i diritti delle donne, dei giovani.

Altrove si costituiscono istituzioni di carattere nazionale, come la Rada di Kiev (non c’erano deputati ucraini nel soviet di Kiev!), che coesistono con il soviet, visto che le nazionalità oppresse dall’impero grande russo si mobilitano: polacchi, finlandesi, lituani, esoni, lettoni, musulmani…

In controllo operaio in marcia

Gli operai ottengono la giornata di otto ore e aumenti di salario. Costituiscono migliaia di comitati di fabbrica e unità di «guardie rosse». I comitati di fabbrica controllano assunzioni e licenziamenti, impediscono ai padroni di procedere a serrate, con il pretesto della rottura degli approvvigionamenti dovuto all’occupazione e alle requisizioni. Mantengono anche una certa disciplina del lavoro, lottano contro l’assenteismo. Costituiscono il primo embrione di un controllo operaio sui comportamenti delle imprese.

Le unità di guardie rosse, milizie operaie armate operanti in orario di lavoro e dunque pagate dai padroni, sono pronte a difendere la fabbrica come strumento di lavoro dei proletari, ma anche a «difendere la rivoluzione» dai suoi «nemici».

I comitati di fabbrica cominciano a centralizzarsi a partire da mese di maggio a Pietrogrado, adottando le posizioni dei bolscevichi: «Tutto il potere ai soviet!».

La suddivisione delle terre

Nei villaggi, fin dalla caduta dello zarismo, le assemblee dei contadini redigono petizioni e mozioni che esprimono le rivendicazioni e gli auspici del popolo, il voto per tutti, l’istruzione, la pace. La questione della terra è al centro di tutte le attese e di tutte le rivendicazioni: i contadini esigono il sequestro e la redistribuzione delle terre della corona e dei grandi proprietari fondiari in funzione delle «bocche da nutrire». Ogni famiglia contadina deve averne l’usufrutto «nella misura in cui può metterla in valore, senza l’aiuto di salariati». In base a questa logica, «sarà lasciato al grande proprietario un terreno che potrà coltivare con la propria famiglia»…

Per dare vita a questo progetto, i contadini si organizzano, costituiscono comitati agrari, sia a livello di villaggio che di cantone. Fino all’inizio dell’estate 1917, questi comitati danno ancora la propria fiducia al governo provvisorio e al soviet di Pietrogrado per risolvere il problema della campagne. Per i governo, solo l’Assemblea costituente, eletta a suffragio universale, sarà abilitata a legiferare sulla questione agraria. Il governo dichiara che ogni occupazione illegale di terre sarà sanzionata. Tra i contadini, sempre più impazienti, e un governo preoccupato di prevenire le rivolte nelle campagne cresce la sfiducia…

A partire da fine aprile iniziano gli arresti di proprietari, le perquisizioni dei castelli, a volte i saccheggi. Si requisiscono le terre delle chiese e dei monasteri, si dividono le terre dei latifondisti, si riducono di 5, 6 volte gli affitti. Si sviluppa quel grande movimento che si allargherà per tutto il 1917.

Il potere soldato

Il governo provvisorio deve far fronte all’agitazione crescente che conquista l’esercito, soprattutto dopo la costituzione dei comitati di soldati. Le diserzioni si moltiplicano.

La prima preoccupazione del Comitato esecutivo del soviet era quella di riconciliare soldati e ufficiali, tra i quali c’è un abisso. La disciplina era molto violenta: nel 1915, la pena della fustigazione era stata reintrodotta! Durante le prime settimane di marzo-aprile, l’autorità disciplinare crolla da sola. Per il soldato contadino, come per la maggior parte dei soldati di tutti i fronti, la fine della guerra è una questione centrale. Migliaia di soldati iniziano a disertare per partecipare alle spartizioni delle terre. Per tutti vale la considerazione «a che mi serve la terra, se sarò morto, non ne avrò più bisogno»… E’ necessario sbarazzarsi della guerra, degli ufficiali, dei proprietari terrieri. Il programma «pace, terra, libertà» diventa quello della massa dei soldati.

Tutti questi organismi di quelli in basso cominciano a costituire una fitta rete di un potere alternativo a quello dello stato zarista in decomposizione.