Rivoluzione russa, un bilancio redatto 70 anni fa

di Charles-André Udry, da Alencontre.org, traduzione di Fabrizio Burattini 

Introduzione al testo di Victor Serge, Trent’anni dopo la Rivoluzione russa

Si stanno moltiplicando gli scritti dedicati al centenario delle «rivoluzioni russe», ­ febbraio-ottobre 1917, e ci sembra evidente pubblicare un contributo di Victor Serge, datato luglio-agosto 1947. Victor Serge è morto il 17 novembre 1947,   Città del Messico. Il testo venne pubblicato nel novembre 1947, su La Révolution prolétarienne, «rivista sindacalista rivoluzionaria» come si qualificava fin dal 1930. Era stata fondata nel 1925 da Pierre Monatte con il sottotitolo «rivista sindacalista comunista». La Révolution prolétarienne aveva interrotto le sue pubblicazioni nel 1939 e le aveva riprese nel 1947. Stando a quanto afferma Jean Rière, si tratta dell’ultimo testo di Victor Serge pubblicato da questa rivista che «in seguito fece praticamente silenzio su di lui e sulla sua opera…».

Jean Rière e Jil Silberstein hanno curato la pubblicazione nel 2001, nella collezione Bouquins, Edizioni R. Laffont, Victor Serge, Mémoires d’un révolutionnaire et autres écrits politiques – 1908-1947 (pubblicato in italiano in edizione integrale da Massari editore, 2011). Questa versione delle Mémoires d’un révolutionnaire differisce dalla prima edizione del 1951, mettendo meglio in luce le tappe e le versioni – a partire dal 1938 – dell’elaborazione di questa importante opera.

Per collocare la tappa di riflessione politica di Victor Serge nel 1947, occorre ricordare il contesto in cui viene pubblicato questo bilancio intitolato «Trent’anni dopo la Rivoluzione russa». Questo testo è stato a torto presentato come una «una inedita postfazione» a L’Anno primo della rivoluzione russa (Einaudi, 1991), pubblicato per la prima volta in francese nel 1930. Un’opera scritta a Leningrado tra il 1925 e il 1928, quando Victor Serge verificava l’ascesa e il consolidamento dello stalinismo.

Nel 1941, Victor Serge (con il figlio Vlady) – dopo un periodo di disperati tentativi di ottenere un visto e sorvegliato dal FBI — arriva in Martinique, dove viene incarcerato. Da là raggiunge la Repubblica dominicana, poi Haiti da cui viene espulso. Anche a Cuba viene imprigionato. Gli occorrono sei mesi per arrivare a Città del Messico. Durante tutto questo periodo di giganteschi sconvolgimenti internazionali, non smette mai di scrivere e di seguire gli sviluppi politici e militari. Nella Repubblica dominicana, scrive un’opera in spagnolo Hitler contra Stalin. Il sottotitolo è: La fase decisiva della guerra mondiale, mai pubblicato in italiano.

Durante quegli anni, all’interno del gruppo Socialismo y Libertad, affronta: «la questione fondamentale per lui delle prospettive della lotte per un socialismo vero», per citare l’eccellente contributo di Susan Weissman, Victor Serge, A Political Biography, Paperback, 2013. S. Weissman aggiunge: «Durante questo periodo di snodo, le idee di Serge sono intimamente legate alla sua analisi della natura dello stalinismo. […] Serge studia l’Unione sovietica alla luce della nuova situazione mondiale.» Verifica le differenti analisi critiche radicali sull’URSS staliniana e si dedica a mettere in luce la struttura sociale sovietica. «Ritiene che essa [l’Unione sovietica e il suo «regime totalitario») continuerà il suo corso antisocialista senza concedere la minima riforma democratica».

Occorre ricordare che, nel capitolo 9 delle Memorie di un rivoluzionario, Victor Serge, fin dal 1936, esprime con chiarezza il proprio disaccordo con Trotsky, tra l’altro: «su importanti questioni della storia della rivoluzione; lui [Trotsky] rifiutava di ammettere che nel terribile episodio di Kronstadt del 1921, le responsabilità del Comitato centrale bolscevico fossero state enormi; che la repressione che ne seguì fu inutilmente barbara; che la creazione della CeKa (divenuta più tardi Ghepeu), con i suoi metodi di inquisizione segreta, fosse stato da parte dei dirigenti un pesante errore, incompatibile con la mentalità socialista. Sui problemi dell’attualità russa, riconoscevo a Trotsky una chiaroveggenza e delle intuizioni sbalorditive. Avevo ottenuto da lui, nel momento in cui stava scrivendo La Rivoluzione tradita [testo tradotto da Serge, su richiesta di Trotsky, e pubblicato in francese da Grasset nel 1936] che includesse nel programma dell’opposizione la libertà dei partiti sovietici [cioè rappresentati nei soviet]. Lo vedevo mescolare i lampi di una straordinaria intelligenza con gli schematismi sistematici del bolscevismo di un tempo di cui attendeva la risurrezione inevitabile in ogni paese. Comprendevo il suo irrigidimento da ultimo sopravvissuto di una generazione di giganti, ma, convinto che le grandi tradizioni storiche continuano solo attraverso rinnovamenti, pensavo che il socialismo deve anch’esso rinnovarsi nel mondo attuale e che ciò deve passare attraverso l’abbandono della tradizione autoritaria e intollerante del marxismo russo dell’inizio del secolo». Serge ha aggiunto, in forma di manoscritto, in vista di una nuova riedizione, il passaggio riportato da Jean Rière: [«Il solo problema che la Russia rossa del 1917-1927 non ha mai saputo porsi è quello della libertà, la sola dichiarazione indispensabile che il governo sovietico non abbia fatto è quella dei diritti dell’uomo. Esponevo queste idee in alcuni articoli pubblicati a Parigi e a New York…»] «Il Vecchio», cioè Trotsky, «deplorevolmente informato da adepti più limitati che comprensivi», attacca su questo Serge. E conclude: «C’è una logica naturale del contagio attraverso la lotta; la Rivoluzione russa perpetua così, malgrado se stessa, certe tradizioni nefaste del dispotismo che aveva appena abbattuto…». Queste note introduttive dovrebbero permettere di meglio collocare il «bilancio» – datato per definizione – prodotto da Victor Serge 70 anni fa.