La Rivoluzione russa a Vicenza

di Diego Giachetti

vicenza-4-marzo1Sabato 4 marzo a Vicenza più di cento persone hanno partecipato all’incontro sui “dieci giorni che sconvolsero il mondo” e per provare a rispondere alla domanda se “la rivoluzione (è) ancora necessaria”. L’iniziativa è stata promossa e costruita col contributo di varie formazioni politiche e sindacali. Figuravano tra i relatori esponenti del Partito dei comunisti italiani, Partito comunista dei lavoratori, Partito di alternativa comunista, Sinistra anticapitalista, Rifondazione comunista, Unione sindacale di base, ai quali si è aggiunto un compagno della Rete dei comunisti.

Il modulo proposto: una breve esposizione da parte dei relatori, seguita da una serie di domande mirate da parte del pubblico e la successiva breve replica dei relatori, ha consentito di mantenere alta l’attenzione del pubblico e la partecipazione al dibattito. Tutte le relazioni, con sfumature e tagli diversi, per non essere ripetitive, hanno trattato il duplice aspetto della questione: dal fatto storico all’attualità politica della rivoluzione. Da un lato si è polemizzato contro le ricostruzioni della rivoluzione russa, tipiche della vulgata storiografica corrente, che vorrebbero ridurla a un episodio circoscritto, avvenuto in un paese “barbarico e asiatico” ad opera di un partito bolscevico che prese il potere con un colpo di mano. Attente e dettagliate sono state quindi le ricostruzioni del contesto storico a partire dalla Prima guerra mondiale, episodio che scatenò un’ondata di violenza mai vista nella “civile” Europa del primo Novecento, per cui la rivoluzione divenne l’unico modo possibile per mettere fine a quel conflitto. Così pure non sono mancati gli accenni alle difficoltà subito incontrate dal governo rivoluzionario, cioè la guerra civile scatenata dai controrivoluzionari russi con l’appoggio diretto e indiretto delle potenze capitaliste.

Protagonismo di massa, Soviet, dibattito e confronto politico aperto e audace (anche all’interno dello stesso partito bolscevico) segnano il processo ininterrotto di sommovimento che va dal febbraio 1917 all’Ottobre. In questo senso la rivoluzione è sempre attuale e si è affacciata più volte sulla scena storica novecentesca, scatenando dinamiche simili e innescando purtroppo anche risposte controrivoluzionarie, capaci di sconfiggere o condizionare pesantemente l’esisto del processo stesso.

Se le rivoluzioni non si fanno per volontà degli individui, esse però possono essere dirette o non dirette nel senso di una trasformazione dei rapporti sociali. L’attualità e la crisi della rivoluzione oggi attiene anche alla mancanza di forze rivoluzionarie, capaci di intervenire politicamente quando il processo si innesca. Questi succintamente i grandi temi proposti ad un pubblico attento, che ha seguito, senza defezioni, due ore e più di dibattito, ponendo domande e interrogativi, anche sugli esisti “non felici” del dopo rivoluzione russa, con particolare riferimento all’affermazione del sistema politico e di potere stalinista. Una modalità di discussione e di confronto che si è rivelata positiva e che varrebbe la pena di riproporre in altre occasioni e in altri luoghi, a partire dall’esempio di Vicenza.