1917, le masse e i loro dirigenti

Gli articoli che ospitiamo in questa sezione “Dibattito” non esprimono necessariamente il punto di vista della redazione del sito rivoluzione1917.org, ma unicamente quello delle/dei compagne/i che ce li hanno fatti pervenire. Si tratta in ogni caso di articoli utili per suscitare o alimentare il confronto su alcuni greandi temi del movimento operaio e rivoluzionario.

Una risposta (parziale) a Giorgio Carlin

di Antonio Moscato

Caro Giorgio,
vorrei farti solo due osservazioni delle molte che mi sono state suggerite dalla lettura del tuo articolo.

La prima è di metodo: in genere è meglio concentrare l’attenzione su un aspetto, invece di toccare argomenti diversissimi, col rischio di non far emergere l’obiettivo che ti proponi.

Per capirci, se vuoi parlare del 1917, non c’entra niente il “giovane Cavour” e tanto meno D’Alema. E le ragioni della Russia di Putin per regolare i suoi conti con l’Ucraina partendo dalla Crimea in cui poteva contare su un appoggio maggioritario della popolazione, non hanno nulla a che vedere con l’impresa che utilizzò quella penisola come campo di battaglia per ritardare la spartizione dell’impero ottomano in crisi. Non entro su altri voli pindarici (con lo stile caro a certi giornalisti de “la Stampa”) sulla “pallida madre”, ma ricordo che ci siamo sempre opposti a ogni personalizzazione delle responsabilità collettive del capitalismo europeo attribuite alla sola Germania.

Ti segnalo su questo la polemica, non mia ma condivisa, nei confronti degli stalinisti amici di Cremaschi, apparsa oggi sul mio sito: Cremaschi, i suoi 1.000 orologi e la truffa “sovranista” di Eurostop. Aggiungo solo, e chiudo questa parte, che le considerazioni sulla Russia attuale sono solo apparentemente in polemica con le banalità da cui forse vorresti distaccarti con l’arma dell’ironia sui “russi” e le “russe”. E vorrei ricordarti che i marxisti non hanno mai accettato le favole (demonizzatrici o apologetiche che siano) che attribuiscono caratteristiche comuni a un intero popolo, cancellando differenziazioni di classe e anche politiche (che non discendono meccanicamente da esse).

La seconda osservazione riguarda la tragedia della rivoluzione russa, su cui è importantissimo evitare di accettare le banalità che la propaganda anticomunista (mai cessata o ridotta anche dopo la presunta “fine del comunismo”) continua a sfornare per impedire che si capisca cos’è stata e come è stata possibile la rivoluzione.

Uno degli sforzi maggiori dei sostenitori di una visione deformata di quello che è stato il più grande movimento delle masse di tutti i tempi è quello di ridurlo al ruolo esclusivo dei suoi dirigenti, che invece si trovarono a fare i conti con continui scavalcamenti da parte di una sinistra estremista nel partito bolscevico stesso, e contemporaneamente con la resistenza di un’ala moderata che dissentiva pubblicamente, e che in vari periodi ha messo in minoranza Lenin.

Un altro aspetto della denigrazione sistematica riguarda la rivolta di Kronštadt, su cui ho scritto più volte che fu un errore, dovuto al panico per i possibili legami degli insorti con i controrivoluzionari “bianchi” che dai loro vicinissimi rifugi nelle repubbliche baltiche annunciavano ogni giorno nuove rivolte. E ho riportato la ricostruzione che ne fa Trotskij, che per molte ragioni non era alla testa della spedizione per la riconquista della fortezza: Trotskij e Kronstadt. Riconquista che comunque costò moltissime vittime ai combattenti bolscevichi compresi molti delegati al X congresso del partito, che sospese i lavori di fronte a un pericolo considerato mortale. È solo un esempio della semplificazione che fai, riducendo al ruolo (per giunta non reale) di un uomo quella grande tragedia. Ne ho scritto decine di volte, soprattutto durante l’ultimo periodo di permanenza in Rifondazione, dato che Bertinotti aveva fatto di questo il suo cavallo di battaglia. Vedi Metafisica della non violenza o ricostruzione storica?

Ci sarebbero altre cose su cui vorrei discutere, compreso il ruolo della Terza Internazionale, che non mi è sembrata mai un “formidabile strumento per disciplinare la penuria”, ma ci sarà tempo e modo per farlo.