Pace, terra e potere ai Soviet

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

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Nel manifesto: POTERE AI SOVIET, TERRA AI CONTADINI, PACE PER I POPOLI

La forza decisiva, al momento dell’insurrezione, fu quella dei reggimenti chiamati inizialmente a Pietrogrado per ristabilire l’ordine e gradatamente conquistati alle tesi bolsceviche. La semplice concretezza delle due parole d’ordine bolsceviche, che si tramuteranno nei primi decreti del nuovo potere sovietico («pace subito» e «nazionalizzazione immediata di tutte terre», la cui divisione veniva affidata ai diretti interessati), rendeva irresistibile la loro proposta organizzativa: tutto il potere ai soviet! I soldati «votavano con i piedi», cioè decidevano concretamente la fine della guerra e, dopo le varie iniziative più o meno simboliche di fraternizzazione con i soldati tedeschi o austriaci, prendevano direttamente la strada di casa, per non essere tagliati fuori dalle divisioni delle terre, che in molti governatorati erano già cominciate assai prima del decreto del Consiglio dei Commissari dei Popolo (come si chiamò il primo organo di governo sovietico). Ma se al fronte o nelle caserme di Pietrogrado pochi militanti bolscevichi erano riusciti a orientare facilmente la maggior parte dei contadini-soldati, interpretandone le aspirazioni e traducendole in parole d’ordine precise, dopo lo sfaldamento definitivo delle armate sparse sull’immenso teatro di guerra la capacità dei bolscevichi di continuare a dirigere il movimento contadino si ridussero a poco o nulla.

Nei primi sei mesi di vita del potere sovietico, questo fu messo a dura prova non solo dall’aggressività dei nemici esterni, ma dalla difficoltà di continuare a mobilitare le stesse forze che avevano determinato i primi successi della rivoluzione. L’esercito si era liquefatto, ma non così gli eserciti delle potenze centrali (pur minati da profonde contraddizioni: nei primi mesi del 1918, un’ondata di scioperi in Germania e in Austria ebbe serie ripercussioni in diverse unità militari, soprattutto di marina). Così, dopo avere resi pubblici tutti i trattati segreti rinvenuti negli archivi dei ministero degli Esteri e avere rilasciato proposte per una pace immediata senza annessioni, i nuovi dirigenti sovietici si trovarono di fronte una prosecuzione dell’offensiva tedesca.