L’opposizione alla guerra

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (titoli della redazione di questo sito)

Prima guerra mondiale.jpgPiù o meno due mesi prima della Rivoluzione di Febbraio, in una conferenza alla gioventù socialista svizzera, Lenin aveva delineato lucidamente le caratteristiche essenziali del processo rivoluzionario che stava maturando in Russia. Tuttavia, pur non avendo dubbi nell’individuare la dinamica e le forze motrici della rivoluzione, il leader bolscevico era assai meno sicuro sui tempi. Così aveva concluso la sua esposizione con le parole: «noi vecchi non vedremo forse le battaglie decisive dell’imminente rivoluzione».

Non si trattava di un clamoroso errore, e neppure solo di prudenza nel formulare previsioni (Lenin non aveva dubbi che «i popoli d’Europa insorgeranno», analogamente a quanto aveva fatto il popolo russo nel 1905), ma di una comprensibile preoccupazione per la contraddittorietà della situazione, in Russia e nell’insieme dei paesi europei. Le condizioni per un’esplosione rivoluzionaria si erano evidentemente accumulate, ma la capacità del movimento operaio organizzato di condurre a un esito positivo i processi che si annunciavano era assai diversa da paese a paese e, nell’insieme, non incoraggiava previsioni ottimistiche. Nella maggior parte dei paesi belligeranti, Germania in testa, a opporsi alla guerra era ancora un nucleo esiguo e perseguitato di internazionalisti; nella stessa Russia, la forza dei bolscevichi, che si erano battuti fin dall’inizio decisamente contro l’intervento e avevano difeso senza mezzi termini la necessità di sabotare lo sforzo bellico e trasformare la disfatta in guerra civile, era estremamente ridotta: al momento del crollo dello zarismo i bolscevichi non raggiungevano la cifra di 24.000.

Il problema maggiore non era tuttavia quello numerico. L’eccezionale radicamento nelle principali fabbriche del paese, dove i pochi militanti che non si erano lasciati trascinare dal riflusso negli anni della reazione avevano acquistato una grande influenza sull’intera massa operaia, era controbilanciato da un’assenza pressoché totale di organizzazioni bolsceviche nelle zone rurali e questo si ripercuoteva anche sull’esercito, dove i socialrivoluzionari avevano l’egemonia tra i soldati, pressoché tutti di origine contadina (gli operai erano in genere esentati dal servizio militare per esigenze della produzione, o inviati prevalentemente nella marina, dove era necessario un livello tecnico e culturale superiore, per le esigenze delle moderne navi da guerra).