Le caratteristiche inedite dei Soviet

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

rivoluzioneLa storia della conquista del potere da parte dei bolscevichi, poche migliaia di individui in larga misura sconosciuti e circondati da un’ostilità implacabile da parte di tutti gli altri partiti, apparirebbe inspiegabile senza tenere conto delle differenze profonde tra il sistema dei soviet e qualsiasi meccanismo rappresentativo tradizionale basato sulla delega assoluta e irrevocabile per quattro o cinque anni. L’ascesa dei bolscevichi da gruppuscolo calunniato e perseguitato (Lenin fu accusato sistematicamente, anche con «prove» fabbricate dal governo provvisorio di essere un agente tedesco) a forza egemone dei soviet di Pietrogrado, Mosca e di tutte le città industriali russe, si spiega al tempo stesso con la grande capacità di cogliere i bisogni più sentiti dalle masse russe indipendentemente dal loro momentaneo orientamento politico e con la paziente tattica volta a mettere in contraddizione le masse operaie influenzate dai menscevichi o dai socialrivoluzionari con i loro dirigenti: tutto ciò era possibile solo in quell’eccezionale palestra di democrazia diretta che erano le tumultuose assemblee dei soviet.

Le assemblee di soldati, spesso erano influenzate dalla campagna antibolscevica, e votavano mozioni di fuoco contro i «traditori» che «pugnalavano alla schiena» l’esercito, ma subito dopo rivendicavano l’immediata conclusione della guerra a qualsiasi condizione e la ripartizione totale delle terre. Su questo terreno solo i bolscevichi si muovevano con decisione e senza mezzi termini, sapendo che in questo modo avrebbero finito per conquistare l’appoggio anche di chi, nei primi mesi del 1917, era stato convinto a combatterli.

A livello operaio era ancora più facile, perché il peso dei bolscevichi era in partenza maggiore, per il ruolo che avevano avuto nella proclamazione dei primi scioperi che avevano fatto cadere lo zar, per il prestigio accumulato negli anni più duri della reazione e del terrore, per la concretezza delle loro parole d’ordine: di fronte alla carestia, alla disorganizzazione del lavoro, all’arricchimento dei profittatori di guerra. all’indurimento delle condizioni di lavoro, avevano proposto e messo in pratica la riduzione immediata dell’orario di lavoro a 8 ore giornaliere (mentre, per esigenze belliche a volte superava le 12!), il controllo operaio per identificare i profitti nascosti, per reperire i viveri imboscati dagli speculatori, per ricalcolare i prezzi in base a una logica diversa da quella del massimo profitto. Ma ancora più presa facevano le parole d’ordine più generali, che affrontavano i nodi del potere: la nazionalizzazione delle grandi industrie di interesse nazionale, delle banche (con l’abolizione del segreto bancario, che permetteva di nascondere i colossali arricchimenti di guerra) e, soprattutto, la rivendicazione del superamento del «dualismo di potere» (che contrapponeva al governo provvisorio, formalmente sovrano ma sostanzialmente impotente, il potere dei soviet, non previsti da nessuna costituzione, ma forti del consenso di larghissime masse di operai, di soldati e, in un secondo momento anche dei contadini) attraverso l’attribuzione di tutto il potere ai soviet.

È sintomatico che negli otto mesi che separano la formazione del governo provvisorio dalla conquista del Palazzo d’Inverno da parte dei bolscevichi, il loro peso politico sia aumentato pressoché ininterrottamente in tutti i rinnovi dei soviet delle grandi città mentre i menscevichi e soprattutto i socialisti rivoluzionari continuavano a essere nettamente maggioritari nelle votazioni di tipo tradizionale, tenutesi nello stesso periodo per eleggere consigli municipali e perfino nelle elezioni della costituente, tenutesi alla fine di novembre del 1917. La differenza tra i due tipi di votazione era sostanziale: per le Dume municipali o l’Assemblea costituente votavano indistintamente tutti i cittadini e pesavano ugualmente i voti di chi era impegnato attivamente nella vita politica frenetica, che si era sviluppata nelle grandi fabbriche e nelle unità militari e quelle di chi sonnecchiava in lontane cittadine di provincia, dove era arrivata a mala pena l’eco della cacciata dello zar; le elezioni dei soviet erano frequentissime, precedute da assemblee appassionate, nelle quali si confrontavano tutte le opinioni, si verificava il comportamento degli eletti, la loro rispondenza al mandato della base elettorale e, soprattutto. si teneva conto di tutto il comportamento precedente di chi doveva essere delegato, giacché c’erano anni e anni, o almeno mesi, di vita in comune, che avevano permesso una conoscenza approfondita (e una maturazione politica accelerata anche degli elementi più passivi e meno preparati). I soviet riproponevano una forma di democrazia diretta, che la lunga storia dell’umanità aveva conosciuto in rare occasioni, dopo la Polis greca.