L’apparizione dei Soviet

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

soviet
Una assemblea del soviet di Pietrogrado

Nei primi mesi dopo la Rivoluzione di Febbraio apparve chiaro anche che l’Intelligencija che tante energie aveva fornito al movimento rivoluzionario, era ormai in pieno riflusso e, sostanzialmente appagata dalla fine dell’assolutismo zarista, non era particolarmente interessata alle proposte dei bolscevichi, era ostile anche ai menscevichi e ai socialisti rivoluzionari, orientandosi in maggioranza verso i «cadetti» (o costituzionaldemocratici, di tendenza liberale moderata).

La tradizionale arretratezza russa, che avrebbe posto tanti problemi ai bolscevichi al potere, giocava tuttavia a loro favore nei mesi tra il febbraio e l’ottobre del 1917. Ad esempio. la grande debolezza delle organizzazioni sindacali, pressoché inesistenti per la spietata repressione dagli anni precedenti era solo apparentemente un ostacolo. In realtà, come nel 1905, ma in modo più generalizzato, nel corso del 1917 la maggior parte dei lavoratori si organizza in consigli e comitati operai che danno vita a Consigli (Soviet) cittadini, estremamente più democratici delle strutture sindacali burocratizzate che si erano consolidate nei paesi in cui il movimento operaio aveva avuto possibilità di vita legale. Il caso limite era la Germania, col movimento operaio più strutturato e meglio organizzato, ma meno controllabile dalla massa degli iscritti (la «base»).

I soviet erano elettivi, ma i delegati erano anche revocabili in qualsiasi momento, dal basso come era accaduto nella Comune di Parigi e come Lenin sistematizza in Stato e Rivoluzione, proprio alla vigilia della presa del potere. Gli spostamenti di orientamento politico, di umore, di stato d’animo delle masse potevano così tradursi rapidamente in modifiche degli organi rappresentativi, anziché (come accade abitualmente nei partiti e nei sindacati rigidamente strutturati da una burocrazia sottratta a verifiche immediate) in delusioni, frustrazioni e abbandoni dell’impegno politico, magari preceduti da proteste clamorose quanto vane.