La fine della guerra

tratto da  Intellettuali e potere in URSS, di Antonio Moscato (sottotitoli della redazione di questo sito)

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Le terre concesse dalla Russia in cambio della pace immediata

All’interno del Partito bolscevico — che, dal VII Congresso del POSDR ai primi di marzo del 1918, assunse il nome di Partito Comunista (bolscevico) di Russia — lo scontro sulla possibilità di tramutare la guerra in «guerra rivoluzionaria», come aveva fatto la Rivoluzione francese minacciata dagli emigrati e dalle altre potenze europee, venne risolto dalla constatazione che non c’erano più unità militari disponibili per rispondere a un appello per salvare la patria russa e la rivoluzione sovietica. Il trattato di Brest-Litovsk, firmato senza leggere il testo dai rappresentanti dello Stato sovietico (per sottolineare lo stato di costrizione in cui si trovavano), amputava la Russia di un territorio di un milione di chilometri quadrati, con oltre 50 milioni di abitanti. Lenin, più volte in minoranza nella discussione nel Comitato centrale bolscevico, aveva finito per prevalere (con la maggioranza di un solo voto, quello di Trotskij, inizialmente contrario all’accordo), sostenendo che occorreva comunque salvare la rivoluzione nel piccolo territorio in cui si era arroccata e che, in ogni caso, la rivoluzione imminente in Europa avrebbe permesso di rimettere tutte le carte in tavola in un contesto più favorevole.

Ma se era stato possibile arginare e battere l’opposizione interna al Partito, capeggiata dal giovane e brillante Bucharin, allora leader della corrente dei «comunisti di sinistra», ben più complesso era il problema di fare fronte all’ondata di indignazione suscitata da quel trattato in tutta la società russa, in particolar modo nelle componenti della sinistra non comunista dei soviet che, in misura diversa, avevano assicurato un certo sostegno ai bolscevichi.

Particolarmente tragica sarà la rottura col nuovo potere sovietico da parte dei «socialisti rivoluzionari di sinistra», che avevano accettato di entrare nel Consiglio dei Commissari del Popolo e che fornivano un’importante copertura politica al nuovo regime nelle campagne, tradizionalmente influenzate dai social-rivoluzionari, eredi dei populisti, che avevano dedicato per decenni la loro vita alla causa dei contadini senza terra.