1918 (aprile-novembre), l’aggressione imperialista

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Manifesto di propaganda del movimento controrivoluzionario

Aprile: truppe tedesche entrano in Finlandia, che è ormai indipendente, ma nella quale si delinea una rivoluzione socialista. D’altra parte, nonostante il trattato di pace, le truppe tedesche sono avanzate in molte zone ben oltre la linea di spartizione originaria, soprattutto in Ucraina. Truppe giapponesi (alleate dell’Intesa) occupano parte della Siberia, col pretesto di premunirsi nei confronti della Germania, con il consenso e poi l’appoggio materiale degli Stati Uniti. Le truppe tedesche continuano ad avanzare, appoggiando vari generali zaristi che costituiscono governi locali. Anche gli ex prigionieri di guerra cecoslovacchi presenti sui territorio russo, armati dall’Intesa, attaccano il governo sovietico e appoggiano un governo provvisorio costituito in Siberia (in luglio, sarà proprio il loro avvicinarsi a Ekaterinburg, dove è detenuto Nicola II, a spingere il corpo di guardia a fucilare l’ex-zar con tutta la famiglia).

6 luglio: l’ambasciatore tedesco von Mirbach è ucciso da un giovane socialista rivoluzionario. Tentativo di rivolta socialrivoluzionaria, subito repressa con una vasta mobilitazione popolare.

Agosto: sbarco di truppe britanniche a Baku e statunitensi a Vladivostok.

30 agosto: Lenin viene gravemente ferito in un attentato social rivoluzionario. Lo stesso giorno viene ucciso a Pietrogrado il dirigente bolscevico Urickij, mentre poco prima era stato assassinato Volodarskij. Per reazione, molti intellettuali critici nei confronti del regime, a partire da Maksim Gor’kij, attenuano l’opposizione e si dichiarano disponibili a collaborare per salvare la rivoluzione.

10 settembre: prima vittoria significativa, a Kazan’, dell’Armata rossa organizzata da Lev Trotskij (che passerà quasi senza interruzione gli anni della guerra civile a bordo del leggendario treno blindato con il quale il comando rivoluzionario si sposta su tutti i fronti). In settembre nuove forze statunitensi sbarcano a Vladivostok e ad Arcangelo. Mentre la guerra mondiale continua, tutti i contendenti trovano un po’ di energie per spedire corpi di spedizione contro la giovane repubblica sovietica. Tuttavia, l’intervento rimane sempre circoscritto a ufficiali superiori, per il rapido contagio delle idee rivoluzionarie tra i soldati (in particolare, nella flotta francese del Mar Nero ci sarà una vera e propria rivolta nell’aprile 1919).

Ottobre: le truppe degli Imperi centrali arretrano su tutti i fronti, mentre aumentano le manifestazioni indipendentiste in molte città, da Praga a Zagabria, da Varsavia a Lubiana, e mentre gli stessi esponenti ungheresi prendono le distanze dal governo austro-ungarico. Vani tentativi di democratizzazione dell’Impero germanico con la nomina a cancelliere di Max von Baden, considerato pacifista e di quello austro-ungarico, con promesse generiche di autonomie per i popoli che stanno, di fatto, conquistandosi l’indipendenza totale.

Novembre: agli inizi del mese la rivoluzione divampa in Germania, alimentata da una rivolta della flotta del Baltico, che rifiuta di prendere il largo per un assurdo suicidio deciso dall’ammiragliato; in Austria la forza decisiva che spazza via l’Impero è la ribellione delle nazionalità oppresse, che si combina con l’opposizione tenace degli operai. Vengono proclamate repubbliche in Germania, in Austria, in Ungheria, in Cecoslovacchia. Ovunque le classi dominanti, terrorizzate dal «modello russo», offrono spazi di compartecipazione subalterna ai dirigenti socialisti, che accettano e si impegnano soprattutto a evitare la generalizzazione e il coordinamento dei Consigli operai, sorti ovunque sul modello dei soviet russi (ma che rimangono attivi solo a livello locale, per mancanza di centralizzazione). Nello stesso mese, sbarco anglo-francese a Odessa e Sebastopoli, mentre in dicembre la Romania occupa la Bessarabia.

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