1911-1913, tra pogrom e democrazia fasulla

1911

Settembre: viene ucciso Stolypin. La morte gli impedisce di verificare che le sue moderate riforme, combinate con il forte impulso dato da Vitte allo sviluppo dell’industria e delle ferrovie (da 20.000 km. nel 1892 a 64.000 nel 1913), ma anche con il cieco conservatorismo dell’autocrazia zarista, non hanno impedito l’ascesa di una nuova ondata rivoluzionaria,

1912

Elezione della quarta Duma. Non reputando sufficiente il filtraggio operato dal sistema elettorale, il governo organizza brogli clamorosi. Aumentano tuttavia i sintomi di una ripresa del movimento delle masse (mentre la maggior parte degli intellettuali sono in crisi e teorizzano variamente la fine del marxismo e del movimento operaio). Nella primavera uno sciopero degli operai addetti al lavaggio dell’oro nelle miniere della Lena viene represso, con 250 morti e centinaia di feriti. Il numero degli scioperanti, che si era ridotto a poche decine di migliaia negli ultimi anni, sale improvvisamente, raggiungendo nuovamente la cifra di 860.000 nel 1913, secondo le stesse statistiche ufficiali.

1913

vittime-pogrom
Le vittime di un pogrom antisemita nella Russia zarista

I bolscevichi ottengono la maggioranza nel sindacato metallurgici di Pietroburgo. Il governo, che ha organizzato attraverso la polizia segreta e i «Cento Neri» molti pogrom, lancia una clamorosa provocazione antiebraica riprendendo l’antica calunnia sull’uccisione rituale dei fanciulli. Un operaio ebreo, Mendel Bejlis, viene accusato di aver ucciso un fanciullo cristiano, per usarne il sangue a scopi rituali. In realtà la polizia sa bene che il fanciullo è stato ucciso da criminali comuni (lasciati indisturbati per non turbare la montatura). Il processo si risolve in una sconfitta del regime, per l’assoluzione del Bejlis.

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